30 marzo 2020

CONDIVID19

                  

Giorno trentacinque.
Ieri c'è stato il cambio dell'ora, non so bene il motivo ma quest'ora legale mi ha sempre buttata giù. Non riesco a farla mia, a filtrare i suoi effetti, mi travolge, mi sbatte l'animo ed io mi faccio travolgere da lei. Non ne capirò mai il motivo, ma sono certa per qualche ragione abbia a che fare con il mio segno zodiacale, il mio essere legata agli effetti della luna, e quindi anche il sole mi travolge. Questi giorni a casa mi stanno segnando poco per volta, non sembra ma con un bambino di cinque anni da far svagare, non annoiare ed al tempo stesso cercare di non buttarmi giù, spesso è difficile. 
Un mio amato scrittore qualche settimana fa se n'è uscito con un testo, che poi ha cantato, che mi ha dato un po di ritmo, nonostante parli di questa quarantena che noi tutti stiamo vivendo. 
Gio Evan, Giovanni Giancaspro, per me, colui che entra nel cuore e nella mente. 


"Quasi che mi manca ballare, io che manco
uscivo mai, mi manchi tu che mi porti al mare
mi manca annegare, perfino annegare

io che questa vita la sapevo già fare
stare da soli, lasciarsi annoiare, vedere ancora quanta merda
da sistemare

e non mi dire che non hai niente da fare
mille pareti da verniciare
che bella casa che ho, me ne accorgo adesso che sto fermo,

era da un po’ che non mi vedevo
era da un po’ che non mi fermavo
non sono bello come credevo
ma voglio ricominciare da capo

Quasi che mi manca la disco che poi chi
c’è andato mai, mi manchi tu che mi gridi esci
mi mancano i guai, perfino i tuoi guai

il mondo va veloce ma la vita invita a una pausa
se c’è un effetto senza affetto devi capire la causa
ho letto di me su un libro di Dostoevskij,
se chiudo gli occhi mi vedo gli affreschi

e stare in casa è una parte di me
io che seduto risolvo i miei guai
che bel balcone che ho, una volta da qui
ci vedevo il mondo

era da un po’ che non mi vedevo
era da un po’ che non mi fermavo
non sono bello come credevo
ma voglio ricominciare da capo"

28 marzo 2020

LIBERTA', NEI NOSTRI CONFINI DI PROPRIETA'

            

Sono giorni in cui ormai dovrei perdere coscienza del tempo, eppure a distanza di quasi cinque settimane di quarantena resto con i piedi saldi a terra. So che stamattina inizia il week end, sarebbe stato giorno lavorativo per me, eppure sono a casa e se devo dirla tutta sono a casa da inizio gennaio. Inizio a patire questa assenza di lavoro, ma non in modo esagerato. La cucina mi appartiene, ma mi destreggio molto bene anche nella mia cucina di casa. Come scrivevo tempo fa su instagram, in questi giorni di quarantena, per noi come dicevo sono quasi cinque settimane, mi sento libera. In molti non capiscono questo mio stato ed è forse difficile da spiegare. Il fatto è che mi sento libera di respirare, nonostante la costrizione in casa, libera dai pensieri, libera di fare ciò che voglio, libera di sviluppare nuove idee, libera di migliorare i progetti che avevo in mente, libera di tutto. Libera dai giorni stessi, dalle ore che dovrebbero scandire il tempo ma non ne fanno più da padrone come fino allo scorso mese, liberi di alzarsi quando si ha voglia, mangiare quando si ha fame e dormire quando si ha sonno. Questa è la libertà di cui parlo. Senza vincoli estranei. Liberi, ma chiusi, nei nostri confini di proprietà. 

27 marzo 2020

RACCONTI: ERA UN'AUTODIDATTA, MA LUI ERA PRONTO PER LEI

Era l'inizio di un nuovo anno ed Anna era già piena di buoni propositi. Voleva lanciarsi a pieno ritmo nella sua attività. O meglio, voleva aprire la sua attività, visto che ancora non ne aveva una. Era piena di idee, progetti, posti da visitare e soprattutto tanta voglia di fare. Questo sarebbe stato il suo anno. Venti venti. Le avrebbe portato fortuna, se lo sentiva. Erano passati ormai più di dodici anni da quando aveva trovato suicida sua madre, la pensa sempre, soprattutto ora che è così felice. Ricorda ancora le sue ultime parole "Sii felice bambina mia" tanto da essersele volute tatuare in petto. Questi anni passati a lavorare in mezzo alle anticaglie le hanno fatto capire quanto fosse bello donare una nuova vita agli oggetti che raccoglieva, ma al tempo stesso quanto realmente si sentisse incompleta, come se quello non fosse il suo posto nel mondo. 

 

Era settembre di due anni fa, quando un giorno decise di iscriversi ad un corso di cucina. Si ricordò ancora come il maestro, o meglio lo chef, le insegnò a fare l'uovo in camicia con i suoi segreti. Mi raccomando il vortice Anna, senza quello non ti riesce. Rendi acidula l'acqua così ti si addensa. Non salare l'acqua, il sale lo metterai alla fine sopra l'uovo, se proprio vuoi. L'acqua non deve bollire! La bacchettava sempre, e lei puntualmente il vortice lo creava salando l'acqua e facendo mille bolle in cottura. Non si ricorda quante uova semi distrutte, abbia portato a casa, ma di certo era sicura di averci fatto colazione e cena per almeno per una settimana. Il giorno che il suo uovo in camicia le riuscì, ebbe come un'illuminazione, voleva diventare cuoca. Era una pazzia, pensava, ma Lui che l'assecondava in ogni sua follia, gli porse la mano e le disse di seguire ciò che voleva fare. Lui, che si erano ritrovati, persi in mezzo alla bufera. 

Anna cominciò a seguire più corsi di cucina che potè. Pasticceria, lei che la pasta choux pensava fosse così semplice da cuocere ed invece ogni bignè che faceva le si smontava, finchè non ha scoperto il trucco di farla seccare prima di sfornarla. Quando capì come fare, ogni fine pasto a casa loro era composto da eclair, bignè ed ogni tanto delle Paris Brest che tanto amava. Corsi alla famosa scuola di cucina vegetariana, con il primo Chef Stellato per la sua cucina vegetale. Corsi sulla carne, ma ben presto capì che non era il suo ambito. Corsi sugli impiattamenti e decorazioni. A casa ogni giorno erano esperimenti nuovi, alcuni le venivano, altri no, ma era fiduciosa, era felice e finalmente ottenne il suo attestato a cui tanto ambiva. Era un'autodidatta, aveva paura e non si sentiva pronta, ma Lui lo era per lei. E questo le bastava.   

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