22 novembre 2019

OSTERBROT, PANE DI PASQUA TEDESCO



So benissimo che non è Pasqua, ma quando ho fatto questo lievitato non mi sono fatta ingannare dal nome. Non ne sapevo proprio nulla, di fatti pensavo che fosse il classico pane dei santi che si fa Novembre. Non davo un centesimo alla buona riuscita della ricetta, ed invece sono riuscita sfornare tre pagnottelle gustose e dolci al punto giusto. Pronte per essere affettate e riempite della vostra crema spalmabile preferita. La ricetta che ho usato è sempre quella di Dunja, ma modificata e non ne ricordo le dosi, ecco perchè vi lascio la ricetta (simile) di Giulia

 

Di questi tipi di lievitati, che hanno legato al loro nome una festività, amo il fatto che nonostante il vincolo del nome si possano fare in ogni periodo dell'anno. Ovvio, mangiare per esempio un pandoro ad agosto non è la stessa cosa che mangiarlo a dicembre, ma alla fine il sapore è sempre lo stesso, nonostante il periodo sia diverso. Questo pane è molto versatile per le colazioni, l'ho adorato caldo con spalmata sopra la crema di nocciole.

 

Siccome mi sento già anche in periodo natalizio, trovo che questo pane fatto a mano, confezionato in una bella scatola o avvolto in una bella carta bianca ed un nastro rosso, sia un ottimo pensiero da portare a casa di amici la mattina di Natale, giusto per avere la scusa di fare colazione tutti insieme e scambiarsi i regali. Che ne pensate? I regali fatti a mano e soprattutto cucinati con le proprie mani, hanno quel qualcosa in più che arriva dritto al cuore.

18 novembre 2019

GRISSINI ALL'AGLIO ORSINO


Credo che i grissini fatti in casa siano uno dei segni d'amore migliori che uno possa fare. Un po' come mettersi a fare il pane. Ci vuole pazienza, tempo, le dosi giusti, la giusta forza nelle mani per impastare e la giusta temperatura per cuocerlo. Ci vogliono gli stessi ingredienti che in amore insomma. 

Quando ho trovato questa ricetta dei grissini l'incipit della scrittrice (Dunja Gulin) era: "Quando la mia amica Melani è entrata nel suo nuovo appartamento, al posto di regalarle un mazzo di fiori, le ho donato un bouquet di grissini, legati con l rafia" se non è un gesto d'affetto questo, ditemi voi cos'è.


Grissini all'aglio orsino
Lista della spesa per circa 20 grissini:

140ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di lievito di birra secco
1 cucchiaino di sciroppo di riso
220gr di farina 0
30gr di farina fioretto
mezzo cucchiaino di sale
1 cucchiaino di aglio orsino secco
3 cucchiai di olio evo

 

Procedimento:
Mescolate in una ciotola l'acqua, il lievito e lo sciroppo. Coprite e lasciate riposare 15 minuti, finchè non inizia a formarsi la schiumetta sopra. In un'altra ciotola mescolate le farine, l'aglio secco e due cucchiai di olio. Aggiungete il lievito e mescolate tutto. Trasferite l'impasto sul piano da lavoro ed impastate finchè non diventa uniforme, circa cinque minuti. Mettetelo su una teglia, ungete di olio e mettetelo a lievitare nel forno con la luce accesa per un'ora. Trascorso il tempo necessario, preriscaldate il forno a 180°C, prendete l'impasto ed iniziate a formare i bastoncini, lunghi circa trenta centimetri e larghi uno. Non usate il mattarello per stendere la pasta, per evitare da far uscire tutta l'aria dall'impasto. Disponeteli sulla teglia a distanza di  un centimetro l'uno dall'altro perchè tendono a gonfiarsi, cuoceteli per quindici minuti o finchè non sono dorati. Lasciateli raffreddare, se riuscite, se no mangiateli ancora caldi. Sono buonissimi.

15 novembre 2019

TORTA DI MELE SENZA UOVA E LATTICINI



Lei è così, inizia a starle a cuore un argomento e ti intrippa il cervello di informazioni. Lei è quella che Greta Thunberg scansati che noi abbiamo #Thetorinese. Lei è piccola, ma con uno stomaco che nemmeno Babe da grande. Lei che dispensa consigli utili e tira fuori ricette a getto. Lei, Giorgia. Che sono certa farà strada, e non solo quelle dei ristoranti in cui va a mangiare.

Torta di mele vegan
Lista della spesa per uno stampo da 26cm:

300gr di farina 00
180gr di miele di acacia
160ml di latte vegetale
120ml di olio di semi
2 mele
2 cucchiaini di cannella
1 pizzico di sale
10gr di lievito per dolci

Procedimento:
La bellezza di questa torta è che è di una semplicità disarmante, a prova di tutti. Prendete una ciotala ed unite prima tutti gli ingredienti liquidi, poi quelli solidi. Mescolate bene. ungete la teglia e versate dentro il composto. Aggiungete prima di infornare le mele tagliate a pezzi. Cuocete per 35 minuti circa a 180°C forno ventilato preriscaldato. Una volta pronta potete mangiarla calda accompagnata da una palla di gelato.


Questa torta risulta super leggera, come ho scritto è anche di facile esecuzione, per quando non volete trafficare troppo in cucina e non siete tanto bravi. Stupirete tutti, è ideale come colazione o merenda.

13 novembre 2019

UOVA, SAPETE COMPRARE QUELLE GIUSTE?

Ma secondo voi è arrivato prima l'uovo o la gallina? Secondo me la gallina e doveva per forza di cose essere di un allevamento biologico. Purtroppo, oggi, la gran parte di allevamenti verte su galline chiuse in gabbia alle quali vengono somministrati farmaci e mangimi dubbi. La classificazione delle uova sulla base della tipologia di allevamento vede la distinzione tra uova provenienti da allevamento biologico, da allevamento all’aperto, da allevamento a terra e da allevamento in gabbia. 


Per capire da che tipo di allevamento arriva troviamo sul guscio dell’uovo un codice alfanumerico che fornisce tutte le informazioni necessarie.
La prima cifra sta a indicare il tipo di allevamento, con la seguente classificazione:

0 indica che l’uovo proviene daallevamento biologico
1 indica che l’uovo proviene da galline allevate all’aperto
2 indica che l’uovo proviene da unallevamento a terra
3 indica che l’uovo proviene da allevamento in gabbia.

Il secondo dato fornito dal codice alfanumerico è la sigla che indica la nazione di provenienza, per l’Italia (IT); Subito dopo la sigla “IT”, segue il codice ISTAT del Comune di ubicazione dell’allevamento. Ancora, a seguito dalla sigla della provincia dell’allevamento e per finire, il codice identificativo dell’allevatore. 


Allevamento biologico, codice 0
Nell’allevamento biologico, le galline devono disporre di un ampia zona di pascolo e di stagni. Nel pollaio (un ricovero coperto) sono presenti anche dei galli. Il mangime somministrato a queste galline deve essere esclusivamente di origine biologica. In questo allevamento, l’uso di additivi per favorire la crescita, amminoacidi sintetici, mangimi modificati geneticamente e farine di pesce è severamente vietato. I pulcini devono essi stessi provenire da allevamenti biologici.

Allevamento all’aperto, codice 1
Le galline hanno a disposizione un ricovero coperto e un’area di pascolo. Per ogni ettaro a cielo aperto possono essere tenuti un massimo di 2.500 polli: si ha cioè una superficie per singolo animale che tocca i 4 m². Non vi sono vincoli circa la tipologia di mangimi, pertanto queste galline possono essere alimentate con sostante chimiche per favorire la deposizione delle uova, farine di pesce (vale a dire ossa e carcasse di pesce essiccate e ridotte in polvere) e altro.

Allevamento a terra, codice 2
Il termine “allevamento a terra” è forviante perché in questo tipo di allevamento le galline sono rinchiuse in grandi capannoni cioè in una sorta di grande gabbia dove in un metro quadro di superficie vi sono sette galline ammassate. La deposizione delle uova avviene in nidi comuni, non vi sono vincoli sul tipo di mangime da somministrare alle galline.

Allevamento in gabbia o batteria, codice 3
E’, senza dubbio, l’allevamento più intensivo. Se pensare a sette galline per ogni mq di superficie vi ha scandalizzati, sappiate che in questo tipo di allevamento sono ammesse 14 o più galline per ogni metro quadro di superficie. Stando alla normativa D.lgs 267/2003, un allevamento intensivo garantisce comunque le condizioni minime di benessere di un animale avicolo. Si capisce che, a monte, vi è una normativa errata che consente ai produttori di uova di tenere le galline in condizioni tremende. Le gabbie o batterie, sono realizzate con fili di ferro, sono alte 40 cm e dispongono di una superficie di 750 cm². Le galline sono chiuse in gabbia, in grossi capanni dove viene usata luce artificiale per stimolare la deposizione delle uova.

E tu? Quali uova compri?

11 novembre 2019

ASPETTA E VEDRAI

"Se a novembre mi chiedi di pensare insieme una collezione personalizzata da rivendere nel tuo negozio per Natale c’è la possibilità che tu abbia perso il senso. Se ti stupisci perché qui il corriere passa “solo” due volte a settimana allora, forse, hai perso il senso. Se appena ti comunico la mia gioia per la partecipazione ad una grande fiera mi arriva una tua mail per chiedermi ingressi omaggio allora, probabilmente, hai perso il senso. Se devo giustificarmi con te perché gli ordini personalizzati li posso accettare solo in certi periodi dell’anno è quasi certo che hai perso il senso. Se nel giustificarmi ti dico che abbiamo solo quattro mani e tu dici allora assumete qualche aiutante allora è certo che hai perso il senso. 

Il senso del lavoro artigianale. Il senso dei suoi tempi. Che non hanno nulla a che fare con Amazon e co ma neanche con l’immagine dell’artigiano hippy che si trastulla tutto il giorno sigaretta in una mano birra nell’altra lavorando quando ne ha voglia. Il senso dei suoi modi. Che non possono essere appaltati, affittati, delocalizzati ma che richiedono che ci sia l’artigiano in prima persona mani e cuore dentro ogni pezzo che comprate." Cit. Sara Arduini


Questo lo scritto della scorsa settimana che è uscito dal cuore di una ragazza che seguo da moltissimi anni qua su internet. Ha fatto diversi cambiamenti di stile per quanto riguarda il suo lavoro e dopo tre step è riuscita a trovare la sua strada. La seguo perchè mi sento come lei, perchè ci mette amore, non si fa più sconfiggere dalle parole degli altri, crede nei propri sbagli e perchè finalmente ha trovato il suo posto nel mondo. Io su quest'ultimo ci sto ancora lavorando. Ho stima di lei, perchè per me è un esempio di donna da seguire e se solo l'avessi vicina, sono certa sarebbe di buon aiuto per la mia autostima. 


Le parole su instagram mi hanno fatto capire quanto la gente abbia fretta, quanto tempo fa ne avevo anche io e forse ancora oggi, ma che col tempo tutto si risolve e forse è per questo che ho tale frase scritta sulla pelle. Non si bada più al tempo, al viverlo con  un ritmo lento che ci faccia capire e cogliere le cose belle della vita. I loro gioielli hanno bisogno di tempo, come ogni cosa al mondo. Io ho bisogno di tempo per capire qual è il mio posto nel mondo, e nonostante le lacrime versate, vado avanti e mi do tempo. Aspetta e vedrai, così mi dico.

8 novembre 2019

MA A ME FA ANDARE AVANTI, NONOSTANTE TUTTO


Oggi leggevo un post di Gaia di qualche giorno fa, su facebook, citava esattamente queste parole:
"Godere di quello che la vita ci regala ogni giorno , anche quando si è dentro alla tempesta."

Mi sono fermata ed ho deciso di farmi delle foto. Sono stati giorni pieni, il sole non c'era e quel poco che c'è stato l'ha fatto ma non ha portato belle notizie. Sono una persona estremamente metereopatica e mi isolo molto in fretta nei miei pensieri. Sin da bambina preferivo la solitudine alla compagnia altrui, solo col tempo ho capito che da soli al mondo non è possibile farcela. Una cosa però l'ho imparata, la paura di stare da soli non ce l'ho, come invece potrebbe sembrare. Non sono una persona forte, lo so per certo, ma se mi impegno posso farcela.

In questi giorni ho ripreso la ricerca del mio posto nel mondo. Alle volte mi alzo la mattina e penso a cosa devo fare, come devo farlo e soprattutto perchè dovrei. Altre volte mi alzo e la prima cosa che penso è perchè. Perchè non potrebbe essere tutto più semplice, perchè esistono sempre dei cavilli che devono fermarti appena sembra tu stia per raggiungere la meta? Perchè deve essere tutto estremamente difficile? Chi ha inventato questo mondo pieno di regole, di inganni, di false promesse e sacrifici che nessuno riesce a vedere, perchè dovete sapere che quando arrivate in cima, la gente il resto non lo vede. Vedono solo che siete in cima. Io mi sento sotto terra. Perciò alzo le mani, perciò mi spoglio, ma non mi arrendo. E' una sconfitta forse, ma non ho perso la guerra.


Alle volte penso di avere un sogno forse troppo grande. Forse più grande delle mie capacità. Che prendo le cose troppo sotto gamba. Ed invece pondero, cerco, ed alle volte sono io stessa a fare un passo indietro e cambiare strada. Ma sapete, quando pensate di aver trovato tutto, di aver messo tutti i tasselli a posto del puzzle che state facendo, è allora che scoprite che manca il pezzo finale. Il quadro è incompleto e non potete farci nulla. Perchè io i sogni, anzi UN sogno ce l'ho e me lo state facendo morire. 

Ma forse sono io, io che spero sempre in un futuro migliore, nell'ottimismo, nelle buone riuscite. Io che vedo persone farcela, perchè non dovrei farcela anche io? Però non è sempre così sapete. Alle volte è difficile. Ed anche tanto. Le lacrime versate di nascosto quando nessuno ti vede, i rospi mandati giù, le delusioni gelide che ti attraversano il corpo, è questa la realtà. E forse dovrei sognare un po meno, o comunque abbandonare il mio modo di vedere il mondo. Quindi mi spoglio di ogni cosa, perchè la società ultimamente mi sta fecendo venire la nausea. 

Ma sapete cosa ho imparato facendo ciò? E' che io il mio sogno ce l'ho scritto sulla pelle, nell'anima, nel cuore. Lo porto nelle viscere, nel sangue, mi riempio gli occhi e so che non basta, ma a me fa andare avanti, nonostante tutto. 

7 novembre 2019

CROSTATA JACK SKELETRON

Non ho mai amato Halloween, non ho mai dato importanza a tale festa, ma da quando sono diventata mamma ed il nano ha cominciato la scuola, tante cose me le devo sorbire. Devo ammettere però, che nonostante sia una festa che non tocchi minimamente il popolo italiano, mi sta simpatica. Mio figlio si diverte come non mai e da Settembre non aspetta altro, per poi passare subito al Natale e poi al suo compleanno. Ha le sue scadenze ed io devo solo assecondarlo. 

 

Halloween è la notte più magica e paurosa dell’ anno. Quella delle streghe, degli gnomi, dei folletti. Dei gatti neri, dei pipistrelli e delle zucche svuotate al cui interno brilla una candela. La festa di Halloween nasce da un rito pagano di tradizione celtica: secondo la leggenda, la notte del 31 ottobre le anime dei morti tornano sulla terra per cercare di entrare nei corpi dei vivi. Il nome Halloween deriva dal fatto che la festa si celebra la vigilia (“Eve”) di Ognissanti (“All Hallows”). Si usa mascherarsi da spiriti per ingannare le anime dei morti che ritornano e i dolci servono a ingraziarseli I bambini sono i veri protagonisti della festa. Negli Stati Uniti girano mascherati bussando alle porte del vicinato: “Treats or tricks?”, “Dolcetto o scherzetto?”. E i vicini offrono loro dei dolci. 

    

Questa crostata è semplicissima da fare, per quanto riguarda il disegno, una volta che avete steso le due frolle, gli intagli fateli quando la seconda frolla sarà appoggiata alla crema di nocciole. Non fatelo prima, perchè se no si rompe. Quindi, solo una volta che è appoggiata all'altra.

Crostata Jack Skeletron
Lista della spesa per uno stampo da 24cm
100gr di zucchero di cocco
200gr di margarina
370gr di farina 00
1 uovo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
200gr di crema di nocciole

Procedimento:
Io per fare il tutto ho usato il bimby, quindi ho frullato per prima cosa lo zucchero in modo da renderlo a velo, ho aggiunto poi tutti gli ingredienti ed impastato finchè non ho ottenuto una palla. Togliete l'impasto dal boccale, o se l'avete fatto a mano dalla ciotola, avvolgetelo nella pellicola e fate riposare in frigorifero per almeno un'ora. Una volta trascorso il tempo di riposo, dividete la frolla in due parti, stendetela con l'aiuto del mattarello e carta da forno. Uno strato lo mettete nella teglia, il secondo lasciatelo da parte. Ricoprite il primo strato con la crema di nocciole, dopo di chè prendete il secondo foglio di frolla, adagiatelo sopra alla crema e livellate. Fate poi i disegni seguendo un'immagine presa online, servono due occhi grandi, una bocca cucita e i due forellini delle narici. Mettete in forno per 25 minuti a 180°C, una volta cotta per renderla più lucida, spennellate dello sciroppo sulla frolla. Lasciate raffreddare e servite!


   

1 novembre 2019

TAGLIATELLE VEGAN AL CAFFE' CON FINTA SALSA CACIO E PEPE

 

"Tutto ha inizio nel 1975, a Conegliano Veneto, quando Giuseppe De Giusti trasforma il suo pregiato laboratorio artigianale in un’azienda. E la chiama Manuel Caffè. Tutta la famiglia è coinvolta in quella che diventerà negli anni una storia fatta di dedizione, costanza, successo. Da allora i chicchi migliori del mondo vengono tostati, lasciati maturare, miscelati e confezionati con la stessa passione e venduti in tutto il mondo."

 

Credo siano state queste le parole, lette sul sito Manuel Caffè, che mi hanno fatto decidere di partecipare alla Masterclass di degustazione caffè con il metodo cupping, la scorsa edizione di HostMilano.

Alla Masterclass Coffee Academy Manuel Caffè (organizzata da Serena comunicazione) abbiamo (io ed altri blogger) analizzato nel dettaglio le caratteristiche del caffè, approfondendo la ruota degli aromi, i sensi utilizzati per l’assaggio, il metodo cupping e la scheda protocollo, analizzando i diversi modi di fare il caffè, dalla moca all’espresso, al filtro. E' stata un’esperienza dei sensi per descrivere quello che si prova all’assaggio professionale del caffè, per individuarne le qualità e stabilirne il potenziale in cucina. E' stato poi definito l'aroma, nella percezione delle note e dei vari sentori sprigionati dal caffè; con il gusto invece le sensazioni all’assaggio ed suoi flavours; con il tatto abbiamo identificato il sentore al palato, la combinazione tra aroma e gusto che si avverte in bocca attraverso le papille gustative.

“Con questo progetto vogliamo sensibilizzare le persone verso il mondo del caffè - afferma Cristina De Giusti – per poter dare loro gli elementi per conoscerlo in modo più approfondito. Crediamo che possa essere anche un elemento importante da utilizzare nelle ricette e in cucina, non solo nei dolci ma anche nelle preparazioni salate”.

Dopo questo evento le ricette che avevo in mente sono state moltissime, ma quella che mi è rimasta più impressa nella testa, che dovevo assolutamente azzardare a farla è una pasta fresca vegana al caffè, quindi senza uova, condita con una salsa che ricordasse la cremina cacio e pepe.

Tagliatelle vegan al caffè con finta crema cacio e pepe
Lista della spesa per 4 persone:
250gr di farina 0
140gr di caffè miscela Capriccio Manuel Caffè (per moka)

Per la salsa finta cacio e pepe:
150gr di latte di soia
150gr di panna di soia
30gr di fecola di patate
due cucchiai di olio evo
sale
1 cucchiaio raso di pepe bianco

Per decorare:
fiori di borraggine
erba cipollina
foglie di santoreggia
polvere di caffè Capriccio Manuel Caffè
Procedimento per la pasta:
Per prima cosa preparate la pasta e quindi il caffè. Se usate la moka da due caffè vi basterà. Per la pasta, io ho usato il bimby con la modalità spiga, se volete fare a mano mettete la farina a fontana in una spianatoia e versateci all'interno il caffè, impastate finchè l'impasto non è liscio. Avvolgete la palla ottenuta nella pellicola e lasciate riposare almeno quindici minuti a temperatura ambiente. Lasiar riposare la pasta permette alla farina di continuare ad idratarsi ed al glutine di rilassarsi. Una volta trascorso il tempo di riposo, stendete la pasta con il mattarello e successivamente con la nonna papera per fare le tagliatelle. Copritele di farina una volta fatte, nel mentre preparate la finta cacio e pepe. 

 

 

Preparare questa salsa è molto semplice, dovete avere giusto un frullatore ed un padellino. Mettete tutti gli ingredienti nel frullatore, ed alla massima velocità frullate per due minuti, affinchè gli ingredienti si mescolino bene insieme. Mettete poi in una padella e portate a bollore per qualche secondo, sempre usando una frusta per evitare la formazione di grumi. Una volta cotta, traferite di nuovo nel frullatore ed a media velocità frullate per cinque minuti.

Mentre la salsa sta frullando, cuocete la pasta in acqua bollente salata per tre minuti. Una volta cotta fatela saltare in una padella con olio, poi preparate i piatti con un mestolo di salsa a testa, adagiatevi a nido le tagliatelle, decorate a piacere con erbe, fiori, polvere di caffè ed un filo d'olio. Servite il tutto caldo, sentirete la cremosità della pasta fresca, l'aroma del caffè che sposa benissimo la finta cacio e pepe.

  

“Siamo e rimarremo sempre un’impresa di famiglia che lavora con passione, precisione, concretezza.
E quella emotività indispensabile per trasformare un buon prodotto in un’eccellenza.” Fam. De Giusti
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