14 dicembre 2018

RUBRICA: COLAZIONE SENZA ZUCCHERO: CREMA MASCARPONE AL MIELE DI MELATA CON CEREALI SOFFIATI E LAMPONI



Vi chiedo scusa già per la brevità (esisterà questa parola??) del post, ma sono stata dietro  troppe cose questa settimana e non sono riuscita a programmare meglio il post. Vi dico solo che ho combattuto, o meglio sto combattendo, il mio ribrezzo per il miele. Devo solo trovare quello giusto. Al momento il miele di melata è tra i miei prediletti. La melata non ha nulla a che fare con le mele eh! 

E' una sostanza zuccherina secreta da alcuni piccoli insetti che si nutrono della linfa degli alberi, in particolare abete rosso, pino, quercia, tiglio e acero. Questi insetti, per poter assumere tutti gli elementi necessari a una corretta alimentazione, sono costretti a mangiare enormi quantità di linfa ed eliminare l’acqua e gli zuccheri in eccesso. E' effettivamente un prodotto di scarto di questi insetti, è però molto ricca di sostanze come sali minerali e zuccheri e rappresenta un’utile fonte di nutrimento per formiche e api. Una volta raccolta questa preziosa sostanza zuccherina, le api la introducono nell’alveare e la trasformano in miele. 

Nasce così il miele di melata, conosciuto anche con il nome di miele di bosco, è molto meno dolce rispetto agli altri mieli, in quanto presenta una minor quantità di zuccheri. Al gusto può ricordare la corteccia e lascia in bocca un retrogusto amarognolo che può ricordare il sapore del terriccio. In alcuni casi, come per il miele di melata di abete, il suo sapore viene ricondotto a quello del caramello. Un’altra caratteristica immediatamente visibile è il colore. Il miele di melata, infatti, presenta tonalità di colore che vanno dal marrone scuro al quasi nero, e ciò lo rende sicuramente il miele più scuro sul mercato. Il colore scuro è segno distintivo della sua ricchezza di antiossidanti, soprattutto polifenoli, che contrastano i radicali liberi e l’invecchiamento cellulare. Tra le varie tipologie di miele, è quello con il maggior numero di sali minerali e oligoelementi: calcio, magnesio, manganese, sodio, potassio, rame, cromo e ferro, di cui è particolarmente ricco.


Crema mascarpone con miele di melata
Ingredienti per circa tre porzioni:
250gr di mascarpone
100ml di panna da montare (non zuccherata ovviamente)
1 cucchiaio di miele di melata
20gr di cereali soffiati
lamponi
foglie di menta ed erba limonina

Procedimento:
Dovete solo montare con la frusta elettrica per circa tre minuti il mascarpone con la panna liquida, una volta che il composto vi sembrerà soffice aggiungete il miele. Servite accompagnato con dei lamponi freschi, i cereali soffiati per dare un po di croccantezza e delle foglie di menta ed erba limonina per dare freschezza al tutto. Nel caso non vi piacesse il mascarpone, usate la ricotta.


7 dicembre 2018

RUBRICA: COLAZIONE SENZA ZUCCHERO - TORTA CRUMBLE VEGANA



Non so se alcuni di voi sanno, ma per un certo periodo della mia vita in famiglia siamo stati vegetariani. Ricordo ancora i primi giorni, mi ero preparata ma alla fine non lo ero. Mi sono trovata senza saper cosa cucinare, perchè non mi ero messa giù una tabella di marcia, senza carne e soprattutto a mangiare un sacco di formaggi. Fatto sta che passata la prima settimana in alto mare, poi mi sono messa in sesto ed ho capito come e cosa dovessi fare. No, non dovevo smettere se è quello a cui vete pensato, dovevo solo organizzarmi. Un po come sto facendo con la mia dieta senza zuccheri, le colazioni vanno alla grande, la mia pelle ne sta giovando, il portafogli pure ed io mangio un sacco di frutta in più. Ho imparato anche a leggere le etichette dei articoli che compro e mi si è aperto un mondo. Oggi che è venerdì vi spiego come fare una torta super buona, ma vegana! Non ha zucchero, non ha uova, ne burro!



Torta crumble vegana
Ingredienti per uno stampo da 20cm:
150gr di fiocchi d'avena
70gr di farina 00
80gr di miele mille fiori
60ml di olio evo
la punta di un cucchiaino di lievito
un pizzico di sale
2 cucchiai colmi di confettura ai lamponi senza zucchero

Procedimento:
Preriscaldate il forno a 180°C ed iniziate nel mentre a fare la torta. In una ciotola mettete prima gli ingredienti secchi, avena, farina, lievito e sale, mescolate per bene e successivamente l'olio evo ed il miele. Mescolate fino ad amalgamare bene tutti gli ingredienti. Prendete la teglia, foderatela con carta da forno e disponeteci sopra metà del composto, livellate bene e schiacciate con l'aiuto di un cucchiaio, versateci sopra la confettura, stendete bene e poi coprite con l'impasto dell torta rimasto, lvellate ed infornate per circa 25 minuti. Una volta pronta lasciate raffreddare e sformate. E' ottima a colazione ma anche come spuntino o merenda. La potete conservare in un contenitore ben chiuso fino a due settimane. Un'ottima variante, molto più gustosa (che farò presto, questo era un primo esperimento) è con la crema di nocciole!



30 novembre 2018

RUBRICA: COLAZIONE SENZA ZUCCHERO - BISCOTTI VEGANI AL COCCO



Chi mi conosce sa quanto io ami la frutta tropicale, nonchè frutta presente nel mio paese natale. Per me d'estate il must è un gelato con cocco e mango, se presente nei gusti anche la guajava. Trovo che la frutta tropicale abbia quel qualcosa in più, o forse è solo una mia idea perchè mi fa pensare un sacco alla mia prima casa. In fondo le mie origini sono quelle ed è giusto viverle anche solo gustando un gelato in piena estate. 

Il cocco da sempre è il mio frutto preferito. In botanica, il cocco è il frutto della palma da cocco: si tratta di una pianta longeva e possente, tipica dei Paesi a clima caldo-temperato; originaria dell'Indonesia e simbolo delle isole del Pacifico, la palma da cocco viene tuttora largamente coltivata in India, Tailandia, Messico e Brasile.La palma da cocco si presta a moltissimi scopi: a tal proposito, viene comunemente fregiata dell'appellativo "Re dei vegetali". Il cocco si presta a moltissimi scopi: l'acqua contenuta all'interno del frutto, la cosiddetta acqua di cocco, vanta proprietà rinfrescanti, diuretiche ed anche lassative, bevanda di cui io vado matta. 

Ricordo che da bambina in campagna, quando uscivo con mia madre e mia sorella, c'era sempre qualcuno che ci accoglieva in casa donandoci un cocco. Vedevamo tutto dalla raccolta fatta direttamente sull'albero, al lancio a terra, al contadino che con il macete apriva il cocco, ne ricavava prima l'acqua che poi ci porgeva ed infine di passava metà del cocco ed un cucchiaino, ed io lo raspavo tutto e mi sentivo la bimba più felice del mondo. Erano quelli freschi, quelli giovani, il cocco d'acqua dalla polpa morbissima. Oggi, per la rubrica della colazione senza zucchero, vi spiego come fare dei biscotti che vi dureranno poco e niente tanto sono buoni!



Biscotti vegani al cocco
Ingredienti per circa 40 biscotti:
130gr di farina 00
160gr di farina di cocco
120gr di zucchero muscovado
75ml di latte di cocco
60ml di olio di semi
un pizzico di sale
la punta di un cucchiaino di bicarbonato
40gr di cioccolato fondente 99%

Procedimento:
Per prima cosa preriscaldate il forno a 180°C. Prendete una ciotola e mescolate insieme la farina, il cocco, il sale ed il bicarbonato. In un'altra ciotola unite il latte di cocco, lo zucchero e l'olio e mescolate con una frusta a mano, finchè non vedrete che si sono ben mescolati tra di loro. Unite gli ingredienti liquidi a quelli secchi e mescolate con una spatola finchè l'impasto non sarà omogeneo ed appiccicoso. Prendete due teglie da forno, rivestitele di carta da forno ed iniziate a formare i biscotti. Per prepararli bagnatevi le mani, prendete dieci gr di impasto, formate un salsicciotto piccolo e poi appiattitelo una volta messo sulla teglia, distanziate i biscotti l'uno dall'altro perchè tendono un po ad allargarsi. Continuate così fino ad esaurimento impasto, ricordandovi di bagnarvi le mani ogni qualvolta vedete che l'impasto vi resta appiccicato alle mani. Cuocete per non più di dodici minuti, non preoccupatevi se vi sembrano morbidi, lo devono essere, perchè si induriranno, ma non eccessivamente una volta freddi. Lasciateli raffreddare e nel mentre sciogliete a bagno maria il cioccolato fondente, una volta che i biscotti sarannoo freddi decorate facendo delle righe, con il cioccolato sopra di essi. Lasciate nuovamente raffreddare e gustate per la colazione, si conservano (se riuscite, noi non ce l'abbiamo fatta) fino a due settimane chiusi in una scatola!

 

Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/benessere/cocco.html

Tratto da https://www.my-personaltrainer.it/benessere/cocco.html

26 novembre 2018

VIN BRULE' BIANCO


Parto dicendo che sono astemia, o meglio, reggo poco l'alcol, forse questa è la giusta definizione per me. Mi basta mezzo bicchiere di vino per avere le guance rosse ed iniziare ad avere giramenti di testa. Amo il profumo delle spezie, che sia per casa, di fatti ogni tanto metto a bollire acqua cannella e chiodi di garofano insieme per dare un profumo speziato e caldo all'ambiente, sia in giro per le strade o mercatini in special modo. In questo periodo dell'anno iniziano a sentirsi per le strade ed anche in casa mia, il profumo di Vin brulé. 

Il vin brulé (noto anche come Vin Chaud in francese, Mulled Wine in inglese) è una bevanda calda a base di vino (tradizionalmente vino rosso), zucchero e spezie aromatiche diffusa in numerosi paesi e semplice da preparare. In Europa centrale si consuma soprattutto nel periodo dell'Avvento. In Italia, soprattutto settentrionale, si trova, come dicevo prima, nei mercatini di Natale, o, più in generale, preparato artigianalmente in pentole o thermos e distribuito al pubblico durante le feste popolari del periodo invernale. 

Non l'ho mai amato, ma quest'anno ho voluto provarlo usando il vino bianco anzichè quello rosso, che a parer mio è molto più forte. Dovete sapere che ho un debole per i vini bianchi, nonostante la mia bassissima soglia con cui reggo l'alcol. Avevo casualmente dello scarsissimo vino da cucina in casa, quello classico nelle confezioni di cartone che comunemente si usa per cucinare ed ho deciso di provare!



Vin Brulé
Ingredienti per quattro bicchieri:
750ml di vino bianco
1 arancia
6 chiodi di garofano
3 bacelli di anice stellato
1 stecca di cannella
60gr di zucchero di canna
200ml di acqua

Procedimento:
Sbucciate l'arancia e ricavatene la buccia priva della parte bianca. Prendete un pentolino e versateci all'interno la buccia d'arancia, i chiodi di garofano, la cannella, l'anice stellato, lo zucchero e l'acqua, fate bollire per circa dieci minuti a fuoco basso, mescolate bene al fine di sciogliere bene lo zucchero. Trascorso il tempo necessario versateci dentro il vino bianco, lasciate riposare almeno dieci minuti, prima di servirlo se vedete che è freddo dategli una scaldata, servite ben caldo. Vino, spezie, agrumi e convivialità: tutto questo è il vin brulè, la bevanda che riscalda le nostre serate più fredde.



23 novembre 2018

RUBRICA: COLAZIONE SENZA ZUCCHERO - PANE BURRO E MARMELLATA


Ormai, le settimane della mia dieta iniziano ad aumentare ed io non posso che esserne orgogliosa. Lo zucchero è un bel ricordo che ogni tanto fa capolino, ma poi va via senza rimpianti. Devo ammettere che stoo riscoprendo cose che avevo lasciato alle spalle e scopro cose nuove che sono davvero buone. Oggi per la Rubrica del Venerdì vi propongo una colazione o merenda intramontabile, che non passa mai di moda, ma che spesso da alcuni è dimenticata. Pane burro e marmellata! 

Chi da bambino non ne mangiava? Che fosse la nonna a farcela o la mamma, era sempre festa, si mangiava con poco ed il tutto era gustoso ed accompagnato da un sorriso unico. Esistono ancora persone che a colazione o merenda fanno questo spuntino? Avete ancora la passione per le tradizioni e la voglia di eliminare il più possibile gli alimenti confezionati dalle nostre vite? Dovremmo fare una rivoluzione e portare in casa di nuovo le marmellate e le confetture, che siano fatte in casa oppure di prima qualità. Dovete sapere che anche se credete che sia ricca di zuccheri aggiunti, ne esistono di varietà composte solo da polpa di frutta, basta sapere ed aver voglia di leggere le etichette. Perchè dovete capire, che l'etichetta di un prodotto che state andando ad acquistare vi apre un mondo intero e la maggior parte delle cose, fidatevi di me, non le comprereste più. 

La colazione tradizionale che vi propongo è composta dalla marmellata, anche se dolcificata con succo di mela o fruttosio, è ricca di zucchero e deve essere abbinata a carboidrati complessi e fibre, come quelli del pane per garantire energia a lungo termine. Il burro è poi il giusto completamento essendo una fonte di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi. Meglio di una brioche o fette biscottate dai dubbi grassi e da prodotti da forno che nascondono fra gli ingredienti olii vegetali idrogenati, tantissimo sale, zuccheri ma poca sostanza. 

Mamme e nonne raccontavano di merende semplici, che i figli degli anni ottanta, delle merendine e del gelato gusto puffo non avrebbero mai considerato. La marmellata era andata in soffitta ed era sparita dalle case, in nome del fast-snack e dei dolci più elaborati, oggi io la riporto in tavola!



Pane burro e marmellata
Ingredienti per la focaccia:
La versione che vi propongo è quella di Simona (con due modifiche), una focaccia senza impasto, veloce e facile da fare

250 gr di farina 0
250 gr di farina 00
365 gr di acqua a temperatura ambiente + 30 gr per il lievito
1 cucchiaio di miele
3gr di lievi di birra secco
1/2 cucchiaino di zucchero
9 gr di sale
3 cucchiai di olio extravergine + 1 filo per la teglia
2 cucchiai di acqua
sale grosso

Per guarnire:
confettura ai frutti di bosco 100% polpa senza frutta
lamponi freschi
burro salato


Procedimento:
Per prima cosa accendete il forno ed impostate, se l'avete, il programma lievitazione, se no accendetelo e lasciate la luce accesa, deve arrivare ad una temperatura di circa 26°C. Prendete una ciotolina sciogliete il lievito e lo zucchero in gr 30 di acqua a temperatura ambiente, fate riposare per circa dieci minuti o finchè non si sarà formata una schiumetta in superficie. In una ciotola capiente mettete le farine, il sale, il miele, l'acqua ed il lievito. Mescolate velocemente con un cucchiaio di legno. L'impasto risulterà molle ed appiccicoso, non preoccupatevi deve essere così. Prendete la ciotola e mettete in forno, lasciate lievitare per circa tre ore o comunque fino a quando l'impasto non sarà triplicato. Trascorso il tempo rovesciate l'impasto sulla teglia del forno precedentemente oliata, l'impasto è morbidissimo, semi fluido, come consiglia Simona, disponetelo al centro e lasciate che si allarghi da solo per evitare di scoppiare le bolle, quindi lasciatelo lì almeno cinque minuti, farà tutto da solo, eventualmente dopo allargatelo con le mani unte. Preparate un'emulsione di olio ed acqua e versatela poco a poco sull'impasto praticando dei buchi con i polpastrelli, molto delicatamente. Cospargete di sale ed infornate in forno già caldo a 200° per circa 25 minuti, gli ultimi cinque minuti nella parte bassa del forno per formare la crosticina sul fondo della teglia. 

Preparata la focaccia la potete conservare per la vostra colazione o merenda. Per la colazione, non dovete fare altro che prenderne un pezzo, spalmare sopra il burro, un cucchiaino di marmellata e sentire il gusto della tradizione ed il profumo della nostra infanzia, magari avendo alla mente anche qualche bel ricordo di chi ci offriva questo spuntino!


16 novembre 2018

RUBRICA: COLAZIONE SENZA ZUCCHERO, SFOGLIE ALLE MELE



Chi mi segue sa che dal mese di Ottobre ho iniziato una dieta senza zucchero, ero partita togliendoli giusto per gioco, per vedere quanto io potessi resistere senza mangiare un pezzetto di cioccolata al latte, oppure un marshmallow o un semplice dolce a fine pasto, oppure ancora meglio il semplice cornetto a colazione. Ho deciso e mi sono messa d'impegno, come avrete letto nei precedenti post, devo sinceramente, che il problema della mancanza di zuccheri sorge solo nei primi tre giorni.. Almeno nel mio caso. Il secono giorno senza zucchero ho dato di matto, poi non so come, un po per buona volontà e costanza, il mio corpo si è abituato e dopo nemmeno quattro giorni, rifiutavo senza rammarico i dolci che mi venivano offerti. Il secondo problema che mi sorgeva era la colazione. Da ragazzina ho sempre preferito le colazioni salate a quelle dolci, per poi ritrovarmi a mangiar pizza farcita nemmeno alle otto di mattina, per non parlare del periodo in cui mangiavo solo patatine, potete capire il mio fegato ed io mio colesterolo quanto fossero contenti. Devo dire comunque che questa "dieta" se così la può chiamare, io dire più una scelta, mi sta portando dei benefici. Ho la pelle del viso e del corpo molto più luminosa e morbida, i gonfiori piano piano iniziano a scendere, la volta alla settiimana che mangio una porzione di dolce ammetto che ne ho subito basta, non sentendone il bisogno mi da subito la sensazione di sazietà, però devo dire che i sapori hanno un altro gusto. Un'altra nota positiva, devo dirlo, sta nel portafogli. Le uscite per i dolciumi non essendocene più, perchè dovete considerare anche lo zucchero presente nei succhi di frutta e quindi anche loro aboliti, sono inesistenti e quindi ci sono quei due soldini in più per fare la spesa e magari comprare un po più di frutta e verdura. Ma ritornando alla questione colazione, ho deciso di proporvi una rubrica in cui vi racconto di come da ottobre faccio colazione. All'inizio, come ho detto in precedenza è stato difficile, oggi invece mi sbizzarrisco a volontà. Ogni venerdì, vi proporrò quindi una delle mie colazioni senza zucchero.



Sfoglie alle mele e succo all'arancia
Ingredienti per tre persone

Per le sfoglie di mele:
1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
2 mele golden
2 cucchiai di confettura a base di sola polpa di frutta

Per il succo all'arancia:
400gr di polpa di arancia
500gr di acqua
1 cucchiaio di miele (se lo gradite, io non l'ho messo)

Procedimento per le sfoglie:
Iniziate accendendo il forno a 180°C. Srotolate la sfoglie e con l'aiuto di un coltello ricavatene sei rettangoli. Prendete le mele, sbucciatele, privatele dei semi e tagliate a fettine. Spennellate ogni rettangolo con la confettura che avete scelto, adagiateci poi sopra le fette di mele, create poi i bordi con la pasta sfoglia, infornate finchè non vedete che iniziato ad imbrunire, circa 15/20 minuti, sfornate, potete gustarle calde oppure a temperatura ambiente.

Procedimento per il succo:
Prendete il vostro frullatore, metteteci all'interno le arance con il miele ed azionate alla massima potenza, lasciate frullare per uno o due minuti. Aggiungete poi l'acqua e sempre alla massima potenza fate andare per circa trenta secondi, versate il tutto in una bottiglia o caraffa e servite così oppure dopo un riposo in frigorifero.


7 novembre 2018

RISOTTO ALLA ROBIOLA DI ROCCA VERANO


Devo ammettere che con i risotti non sono mai stata tanto brava, ho sempre avuto molta difficoltà nel tenere il chicco bello al dente o comunque non scotto. Un po vuoi che mamma lo facesse così, un po vuoi che nel mio paesello natio si facesse così, devo dire che da un anno a questa parte odio il riso scotto e lo voglio al dente. Così, affiancando lo Chef dl ristorante in cui lavoro ho appreso la giusta tecnica ed ora non mi ferma più nessuno, in più devo anche dire che fare la Chef per la riseria Franco Demichelis di Villanova Monferrato ha avuto anche il suo perchè, vuoi mica che serva il riso scotto a dei futuri clienti? Così mi sono allenata e devo dire che sono molto migliorata. Che poi se stiamo a vedere non ci va molto, eppure con il riso dovete sapere che la cottura continua anche dopo che avete spento il fuoco, ecco quindi il motivo per cui bisogna lasciarlo a parer mio almeno un minuto indietro di cottura e se dovete aspettare i vostri commensali a tavola anche due o tre, così la cottura continuerà da sola ed il chicco sarà perfetto. 

Sempre grazie al ristorante, La Locanda del Rubino, ho avuto modo di conoscere uno dei formaggi più buoni, ma al tempo stesso puzzolenti, di sempre, la Robiola di Roccaverano (DOP) un formaggio italiano a denominazione di origine protetta. Il nome robiola deriverebbe da Robbio, comune italiano in provincia di Pavia, dove già nel XVI secolo veniva lavorato questo formaggio. Di antica origine, è citata da Frugoli nel suo ponderoso trattato scritto intorno al 1638, Pratica e Scalcaria, ove si afferma: 
«...e questo prodotto con latte di capra sarà il peggiore di tutti i formaggi, poiché asciuga rapidamente e non sarà adatto a coloro che soffrono di malinconia o a chi soffre di renella.» 

Il nome proprio invece è legato a Roccaverano, un comune in provincia di Asti, ma l'area di produzione della robiola comprende il territorio a cavallo fra le province di Asti e di Alessandria nella parte orientale delle Langhe. È un formaggio fresco, a latte crudo piuttosto grasso a, pasta cruda e bianca e privo di crosta. Deve contenere come minimo il 50% di latte caprino, che può essere integrato con percentuali variabili di latte vaccino e/o ovino. Il latte vie portato a temperatura di 18º, con aggiunta di presame liquido; talvolta viene spruzzato di sale di cucina. Può essere consumato dopo il quarto giorno dalla cagliata. Si presenta in forme cilindriche di diametro tra i dieci ed i quindici centimetri con bordi arrotondati e di peso unitario mediamente tra i 250 e i 350 grammi. La pasta è quasi bianca o di un pallido paglierino, privo di crosta vera e propria, dal gusto "dolce", un po' più saporito nelle forme stagionate. È ben accompagnato da vini quali la barbera d'Asti, la barbera del Monferrato, il dolcetto di Ovada e il grignolino d'Asti.



Io ho deciso di farlo, in quanto così da solo questo tipo di formaggio non riesco proprio a mandarlo giù, accompagnato da gocce di zucca, timo fresco e paprica dolce.

Risotto alla robiola di Roccaverano, crema di zucca e paprica
Ingredienti per tre persone:
250gr di riso carnaroli
150gr di robiola di Roccaverano
200ml di panna da cucina
20gr di burro
100ml di vino bianco
olio evo
acqua
sale
timo fresco
paprica dolce in polvere
100gr di crema di zucca (avanzata dal giorno prima, semplicemente frullata ed allungata con l'acqua)

Procedimento:
In una pentola preparate l'acqua bollente e salate, in questa ricetta non useremo il brodo per evitare di avere il riso giallino, noi lo vogliamo bianco essendo a base di un formaggio bello chiaro.
Prendete una padella larga con il bordo medio alto, versateci un filo d'olio, aggiungete il riso e fate tostare per un minuto, trascorso il tempo necessario per la tostatura sfumate con il vino bianco e fate evaporare. Una volta evaporato versate qualche mestolo di acqua bollente, mescolate, abbassate la fiamma ed iniziate la cottura. Consiglio di avere un cronometro a portata di mano, è molto utile per i tempi di cottura. Passati i primi cinque minuti mettete in padella oltre all'acqua bollente anche la panna da cucina e la robiola tagliata a pezzi, mescolate e continuate la cottura. Arrivati a circa 15 minuti, se il chicco vi risulta quasi pronto, togliete dal fuoco e mettete in padella il burro. Lasciate riposare un minuto, mescolate bene ed il vostro risotto sarà pronto. Decorate i piatti con le gocce di crema di zucca (la crema è stata fatta cuocendo la zucca in acqua bollente in una pentola, la zucca deve succhiare tutta l'acqua, dopo di chè usate il frullatore ad immersione e riducete in crema, regolate di sale e pepe), qualche foglia di timo e la paprica in polvere. Sentirete che bontà!

25 ottobre 2018

TU, MI HAI DATO LA VITA


Mi sono resa conto ora che non parlo mai di te, e così nel cuore della notte butto giù qualcosa che non so da dove arriva, forse dal cuore. Ligabue canta "Tu sei Lei" e nel mio caso posso dire "Tu sei Lui". No, perchè devi sapere, che tu mi hai dato la vita anche se non te ne rendi conto. Mi sveglio ed il primo pensiero va a te. Chissà se hai sognato qualcosa nelle ore appena passate, chissà se hai sognato me. Avrai allungato la mano per cercarmi anche se dormivi? Mi capita di pensarlo, perchè io lo faccio. Ero così abituata ad averti vicino che quando non ci sei ti cerco, ma so che sei comunque al sicuro e mi calmo.

Al mattino, dicevo, ti penso appena apro gli occhi. Mi faccio un sacco di domande, poi mi giro da un lato, chiudo gli occhi e mi riaddormento. Li riapro di colpo e penso ancora a te. Sei lì, ti sento, solo non riesco a vederti. Io ti ho sognato sai? Eri lì e mi cercavi, come spesso fai. Mi chiamavi ed io arrivavo da te. Mi hai dato la vita, questo te l'ho gà detto? No, perchè se vuoi te lo ripeto. Quando poi mi alzo e vengo da te, ti guardo, sorrido e trattengo il respiro. Hai le braccia ed il sedere scoperti, scrollo la testa e sospiro. Sei sempre scoperto, nonostante mi alzi a coprirti la notte. Perchè so che appena apri gli occhi mi dirai "Ho frrrreddo!", con la tua erre che c'è e non c'è. Ti guardo ancora un minuto e mi dico quanto sono fortunata e quanto sono felice ad averti con me. Ti sveglio, ti scaldo e ci diamo il buongiorno pieno di baci, che solo noi sappiamo quanti, o finchè tu non mi dici "Basta mamma!", allora mi fermo e scendiamo.


Andiamo in bagno, ci laviamo, ti vesto e mi ripeto sempre "devo comprare delle magliette nuove", sì perchè devi sapere che quelle che hai iniziano a farti "difetto" ma sono così belle che mi scoccia metterle via nello scatolone dei panni vecchi. Tu cresci ed io penso ancora a quando per dire trattore grande dicevi esattamente "ote ande". Ho un video di quando lo dici, e quando lo guardo penso a quanti weekend mi sono persa per andare a lavorare, a quante cose non ho visto con te ed a quante parole nuove non ho sentito per la prima volta, però poi mi dico che durante la settimana ci sono sempre stata e va bene così. Cresci e nemmeno me ne rendo conto, ma perchè lo fai così in fretta, non puoi rallentare? Lo dico per me, mi sento un po egoista, ma vorrei averti ancora per un po piccolo.

Mi hai dato la vita, forse l'ho già scritto, ma vorrei tu lo sapessi e capissi davvero il significato di queste parole. Mi hai reso nuova. Mi sento più dolce, ma al tempo stesso più dura e consapevole delle cose. Da quando ti ho, sento le emozioni come se si fossero ampliate fino al cento per cento, non so spiegarlo. Forse un modo ci sarebbe, sì, sai, io per te scalerei le montagne e passerei addosso alla gente senza pensarci due volte. Mi hai dato qualcosa per cui meritasse vivere, ecco cosa vuol dire "mi hai dato la vita".

22 ottobre 2018

BUNDT CAKE AL LIMONE



Sono a dieta. O meglio, di mia spontanea volontà ho deciso di togliere lo zucchero dalla mia vita. Sono omai ventidue giorni, più di cinquecento ore e più di trentamila minuti che non mangio dolci, se non per il battesimo di mio nipote avvenuto pochi giorni fa. Non acquisto più succhi di frutta industriali ma li faccio da me col frullatore, a giorni poi vi spaccerò qualche ricetta, così vedete anche voi. Al momento ho pure perso peso, non l'avrei mai detto, sono calata di quasi due chili, ma ammetto di non sentire differenze. L'unica cosa che sento è l'astinenza. Il primio giorno è andato bene, ma il secondo ed il terzo uun delirio, mangiavo crakers in continuazione!! Ad oggi sto meglio, non ne sento il bisogno, il che è davvero pazzesco per me che se qualcuno ora in questo momento mi proponesse una Sacher torte direi con tono secco "No grazie", ma dentro morirei. Questa torta che vi propongo viene dall'archivio, quindi non nuoce alla mia dieta, ma solo agli occhi, perchè la vorrei assolutamente ora, ma devo resistere! Quindi se potete, voi fatela!



 Bundt cake al limone
Ingredienti per uno stampo da 24cm:
200gr di zucchero
3 limoni
150gr di olio di semi
3 uova
300gr di farina 00
200gr di latte
una bustina di lievito per dolci
zucchero a velo per decorare
ribes per decorare

Procedimento:
In una ciotola mettete lo zucchero con la scorza grattuggiata dei tre limoni, mescolate bene, aggiungete poi l'olio e mescolate bene. Aggiungete una per volta le uova intere ed usate le fruste per amalgamare il tutto, aggiungete poi il succo del limone, frullate per circa cinque minuti. Aggiungete poi la farina, il lievito ed il latte poco per volta, sempre usando le fruste, se vedete che la consistenza è dura aggiungete ancora un po di latte. Una volta ottenuto l'impasto, versatelo nella teglia che avrete unto con lo spray per torte, oppure alla vecchia maniera con burro e farina. Mettete in forno preriscaldato a 180°C per circa quaranta minuti. Una volta pronta lasciate raffreddare, spolverate con lo zucchero a velo e decorate con i ribes. E' ottima per la colazione o per il thè delle cinque.


17 ottobre 2018

TARALLI PUGLIESI ALL'ACQUA



Quando sono stata in Puglia per la prima volta avevo diciotto anni, era la mia vacanza dopo la maturità. Presi il treno di notte, assieme a mia cugina ed il suo fidanzato dell'epoca e ci sparammo dieci ore di viaggio nella nostra cuccetta. Ricordo che ero emozionata all'idea di toccare il territorio del salento, tanto decantato dai miei compagni che venivano dal sud, ero pronta ad assaggiare le loro prelibatezze che trovavo solo qua nei nostri market ed a tuffarmi nel loro mare cristallino. Ricordo che quando arrivai restai un po delusa, nessuno mi aveva parlato del terreno arido, dei pochi alberi verdi, delle strade non proprio bellissime con l'asfalto rovinato, dell'erba che aveva tutto tranne il colore dell'erba; ma al tempo stesso, ricordo quelle case bianche lontanissime dalla strada, che avevano un vialetto d'ingresso cui facevano da padrone interminabili campi di ulivo. Erano le masserie. Nessuno me ne aveva mai parlato, forse perchè quando si pensa alle vacanze tutti hanno in mente solo il mare, ma io a vederle, così, lontane, bianche, con i loro tetti bassi e con tanta ricchezza di piante attorno, ci rimasi di stucco, ed ogni mia aspettativa se prima stroncata, era rinata in un batter d'occhio. Quell'estate mangiai come non ci fosse un domani, pure la zuppa di pesce che io odio profondamente, e per la prima volta in vita mia l'aragosta, ma resto umile ed i gamberi restano sempre i miei preferiti. Tra le delizie salate, e qui partirebbe un elenco interminabile, i taralli erano la mia passione. Ne assaggiai di ogni gusto, pure quelli al finocchio (che ditemi, chi li ama???!!!), tant'è che appena posso o li compro o li preparo, nonostante io conosca i tempi lunghi della loro preparazione. Però li porto nel cuore e quindi farli a volte mi scalda l'anima.



Taralli pugliesi all'acqua
Ingredienti (dose per circa 70 pezzi):
550gr di farina 0
15 gr di sale fino
200gr di acqua
125gr di olio evo

Procedimento:
In una ciotola capiente versate la farina, il sale e l'olio, mescolate con un cucchiaio di legno ed appena avrete una consistenza sabbiosa aggiungete l'acqua, continuate a mescolare con il cucchiaio e poi spostatevi su di una spianatoia infarinata e lavorate con le mani per almeno dieci minuti. Trascorso il tempo di lavoro, armatevi di tanta pazienza, ricavate dalla pasta ottenuta dei vermetti lunghi circa dieci centimetri e dategli poi la forma classica del tarallo. Continuate fino ad esaurimento del composto. Prendete una pentola alta e larga e portate a bollore dell'acqua non salata. Una volta che inizia a bollire tuffateci dentro un po di taralli, pochi per volta, scolateli una volta che sono venuti a galla, disponeteli poi su di una teglia con un panno e lasciatel asciugare, continuate fino alla cottura di tutti. Disponete successivamente i taralli in una placca da forno foderata di carta, cuocete in forno preriscaldato a 190°C per trentacinque minuti. Una volta cotti lasciateli raffreddare e poi gustateli, li potete conservare in un contenitore ermetico o in un sacchetto, se durano!! E come dice il detto "E' finito tutto a tarallucci e vino!"

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