2 novembre 2017

RACCONTI: UN GIORNO MIGLIORE

1. 2.

Lei era raggomitolata sul divano, la testa affondata tra le ginocchia ed un cuscino. Il camino scoppiettava e copriva i rumori che faceva. La stanza era vuota, piena solo dei suoi singhiozzi. Anna non sapeva cosa fare. Lì, seduta su quel divano che con tanta fatica avevano scelto assieme diversi anni prima, quando decisero che era il momento di fare il grande passo e vivere insieme. Quel divano che le ricordava le volte che sono stati insieme, l'amore fatto tra quei morbidi cuscini, le risate a bocca piena e felici delle sere o dei pomeriggi insieme, quel divano caldo che era loro. Voleva smetterla di sputare lacrime, ma non riusciva a fermarsi. Lacrime pesanti le rigavano il viso con una prepotenza che lei non credeva possibile, eppure più piangeva e più si sentiva meglio. Era però orgogliosa e non voleva che tutto ciò la facesse sentire piccola ed indifesa. Però era esattamente così che si sentiva.  

3. 4.

Lui, come ogni sera era uscito, e nonostante le dicesse quanto fosse rara come persona, era al bar, ad affogare i pensieri in un bicchiere di rum invecchiato dieci anni, qualche chiacchiera con gli amici e magari una partita a carte, sarebbe poi rincasato sul tardi, ad un orario in cui sapeva di trovarla già a dormire. Lui che diceva di non avere nessuno, inconsapevole del fatto che era esattamente il contrario. Era Lei, quella sola, quella con quei pochi amici che poteva contare con le dita di una mano, Lei, che versava lacrime che non voleva avere più. Lei quella sola, Lui quello voluto da tutti. Quando Anna pensava a ciò che le restava, ovvero pochissimo, le veniva un groppo in gola che la faceva soffocare, ma in quei momenti era sempre sola, ed è grazie a quello che è riuscita a capire che poteva contare solo su se stessa. Non si sentiva una donna forte, lo era sempre stata solo avendo Lui al suo fianco, ma doveva farcela e credere in se stessa. Lei, che è sempre stata condizionata dalla felicità di Lui e mai dalla propria. Lei, che non si sentiva donna, ma solo una ragazzina fatta a pezzi, ma da se stessa. Era brava a riparare le cose altrui, ed ora era arrivato il momento di riparare se stessa. Era però ancora lì, con il groppo in gola a sputare lacrime che non voleva, ma era in piedi davanti allo specchio. Guardava i suoi occhi a mandorla gonfi di lacrime, ma voleva farcela. Si sistemò i capelli in un caotico chignon, si asciugò le guance, prese un respiro, sorrise come non faceva da molto e decise che domani sarebbe stato un giorno migliore.

5. 6.

Un giorno migliore
Racconto di Soribel Lullaby
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