9 agosto 2017

RACCONTI: NON FARE L'ELEMOSINA


Ci era ricascata ancora. Stavano insieme da anni ormai, si conoscevano più di loro stessi, sapevano quando dovevano tacere, quando parlare, cosa pensavano a volte senza nemmeno dover aprire bocca. Erano una di quelle coppie che se le vedi pensi subito a quanto siano belli insieme, quelli che si completano le frasi a vicenda, quelli del “per sempre” esiste. Erano a casa e lei stava lavorando al pc sulla poltrona del salotto. Adorava quella poltrona, perché in qualche modo le ricordava la sua infanzia, si sentiva un poco protetta e ne era a tratti felice, anche se lei stessa ammetteva di non esserlo. Posò il portatile sul tavolino a fianco alla poltrona, ed a piedi nudi salì le scale che la separavano da Lui. Si fermò sul ciglio della porta ed iniziò a fissarlo mentre stava dormendo. Iniziò a contemplare il suo fisico, le era sempre piaciuto toccarlo e provocargli brividi da fargli alzare la pelle. Aveva la pelle chiara, molto tendente a scottarsi se non usava la giusta protezione al sole. Aveva la muscolatura giusta per lei, ma era fortunato perché lo era di costituzione, senza nemmeno bisogno di allenarsi o passare troppe ore in palestra.


La sua pelle era pulita, non come lei che ad ogni buona occasione andava a farsi tatuare schiena e braccia. Aveva un piercing, però, e lei non mancava di dirgli quanto non le piacesse, ma che il corpo era il suo e quindi poteva fare ciò che desiderava. I capelli corti scuri avevano un nuovo taglio che a lei piaceva molto, ma non amava la quantità di tempo che lui passava allo specchio per sistemarseli, era un po’ in fissa per i capelli da molto tempo, uno dei suoi tanti cambiamenti che lei ha accettato senza dire nulla. Continuava a fissarlo, guardando il suo viso e notando piccole imperfezioni del tempo. Quando si erano conosciuti lei era appena diventata una donna, non più adolescente, ma donna. Era cresciuta con lui, si erano entrambi conosciuti, piaciuti, si sono migliorati, sono impazziti l’uno dell’altro, si completavo sempre ogni cosa facessero. I suoi occhi erano di un color nocciola che lei amava, brillavano al suo sguardo come un bambino quando scartava un regalo a Natale, poi hanno smesso, a causa sua, ed ancora si da colpe per quella sua mancanza o debolezza o altro che sia. Quelli di lei ogni tanto brillavano ancora, ma era il sorriso più di tutti a parlare, quello era sparito, era finto. Lo fissò mentre nel sonno faceva una smorfia, chissà cosa stava sognando, chissà chi lo accompagnava in quei sogni che faceva. Lei c’era? Si sorprese a pensare. Era lì, bello, anche se un po’ spento ma al tempo stesso sereno. Superò la porta, si stese nel letto accanto a lui e ci ricascò. Iniziò ad accarezzarlo, a baciarlo delicatamente sulle braccia nude e sulla schiena. Lui fece qualche verso, ancora in dormiveglia, si girò, aprì gli occhi e si sentì domandare “fai l’amore con me?”. Ci era ricascata di nuovo, sentiva il bisogno di lui, lasciarsi andare solo con lui che ha amato per così tanto tempo. Le venne in mente sua madre in quel momento, una delle frasi che tanto le ripeteva “Anna, non elemosinare mai l’amore!”. Eppure eccola lì, con la testa china, gli occhi lucidi a cercare quello che forse non c’era più.

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2 commenti

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