10 agosto 2017

CROSTATA AI FICHI SENZA COTTURA


Da bambina la notte di San Lorenzo era la notte in cui si stava con mamma e con mia sorella maggiore. Era sinonimo di compagnia familiare, di odore pannocchie fatte cuocere nella pentola a pressione per fare prima, della lotta contro le zanzare, di suono di risate, desideri attesi e soprattutto di felicità. Quegli attimi per cui oggi pagherei oro per avere indietro. Oggi in questo giorno vorrei solo essere felice, come del resto lo desidero per ogni giorno della mia vita, ma per me questo giorno resta sempre speciale e più di tutti vorrei solo quello. Non voglio soldi, non voglio regali, nulla di materiale che col tempo si possa perdere od esaurire, voglio solo essere felice. Solo questo chiedo. E come la mia felicità, la desidero anche per chi mi sta vicino, per quelli che soffrono in silenzio senza mai far trapelare nulla, per quelli che restano sempre composti ma che dentro piangono, per quelli che la felicità una volta ce l'avevano ed ora sono diffidenti in tutto perché col timore di soffrire di nuovo. Siate felici e quando lo siete, combattete per non perdere quella felicità, perché a volte può capitare di scambiarla, a volte non saprete riconoscerla, ma quando succede, sorridete, lasciatevi il passato alle spalle ed andate avanti consapevoli del fatto che non esiste un'unica felicità, ma che lei ritorna, basta solo saperla riconoscere e mai lasciarla andare. Felicità, per me che sono cuoca è anche un dolce, quando sono piena di pensieri, mettermi a preparare un dolce è una delle terapie migliori, subito dopo le risate del nano di casa. Oggi vi propongo una ricetta che non è mia, ma di una Food Blogger che ammiro molto per i contenuti del suo blog e per le ricette che propone, Lei è Simona di Tavolartegusto.



Crostata ai fichi senza cottura
Ingredienti per una teglia di 24cm

Per la base della crostata:
350 gr di biscotti secchi tipo Digestive
150 gr di burro fuso

Per la crema al formaggio:
250 gr di mascarpone
200 gr di panna liquida fresca
90 gr di zucchero a velo

Per decorare:
fichi
lamponi
ribes rossi
foglie di menta


Procedimento:
Fate sciogliere a microonde il burro in una ciotolina e mettete un attimo da parte. Prendete il mixer, versateci dentro i biscotti e riduceteli in briciole. In una ciotola capiente unite le briciole al burro e mescolate fino ad ottenere una consistenza tipo sabbia bagnata. Prendete la teglia che avete scelto e foderatela con carta da forno, bagnata e strizzata, stendete il composto e livellatelo con le mani. Mettete in frigorifero a riposare per circa trenta minuti. Facendo attenzione, trascorso il tempo necessario, tiratela fuori dallo stampo con molta cura per evitare che si rompa. Nel frattempo montate la panna e riponetela nel frigorifero. In una ciotola a parte mescolate il mascarpone allo zucchero a velo, fino ad ottenere un composto morbido, unite poi la panna mescolando con una spatola e facendo movimenti che vadano dal basso verso l'alto per evitare che il tutto impazzisca e si smonti. Prendete il guscio della torta e farcitelo con la crema al formaggio, io ho usato (come consigliato da Simona) la sacca da pasticcere con la punta tonda e liscia. Riponete nuovamente in frigorifero, pulite la frutta che avete scelto, lavatela ed asciugatela per bene, prendete poi la torta e decorate. Servite la crostata ben fredda, il risultato è spettacolare! Vi consiglio davvero di visitare il suo blog, la sua versione originale la trovate qua.


"Siate Felici.
A volte non torna, 
ma quando succede è favoloso"
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9 agosto 2017

RACCONTI: NON FARE L'ELEMOSINA


Ci era ricascata ancora. Stavano insieme da anni ormai, si conoscevano più di loro stessi, sapevano quando dovevano tacere, quando parlare, cosa pensavano a volte senza nemmeno dover aprire bocca. Erano una di quelle coppie che se le vedi pensi subito a quanto siano belli insieme, quelli che si completano le frasi a vicenda, quelli del “per sempre” esiste. Erano a casa e lei stava lavorando al pc sulla poltrona del salotto. Adorava quella poltrona, perché in qualche modo le ricordava la sua infanzia, si sentiva un poco protetta e ne era a tratti felice, anche se lei stessa ammetteva di non esserlo. Posò il portatile sul tavolino a fianco alla poltrona, ed a piedi nudi salì le scale che la separavano da Lui. Si fermò sul ciglio della porta ed iniziò a fissarlo mentre stava dormendo. Iniziò a contemplare il suo fisico, le era sempre piaciuto toccarlo e provocargli brividi da fargli alzare la pelle. Aveva la pelle chiara, molto tendente a scottarsi se non usava la giusta protezione al sole. Aveva la muscolatura giusta per lei, ma era fortunato perché lo era di costituzione, senza nemmeno bisogno di allenarsi o passare troppe ore in palestra.


La sua pelle era pulita, non come lei che ad ogni buona occasione andava a farsi tatuare schiena e braccia. Aveva un piercing, però, e lei non mancava di dirgli quanto non le piacesse, ma che il corpo era il suo e quindi poteva fare ciò che desiderava. I capelli corti scuri avevano un nuovo taglio che a lei piaceva molto, ma non amava la quantità di tempo che lui passava allo specchio per sistemarseli, era un po’ in fissa per i capelli da molto tempo, uno dei suoi tanti cambiamenti che lei ha accettato senza dire nulla. Continuava a fissarlo, guardando il suo viso e notando piccole imperfezioni del tempo. Quando si erano conosciuti lei era appena diventata una donna, non più adolescente, ma donna. Era cresciuta con lui, si erano entrambi conosciuti, piaciuti, si sono migliorati, sono impazziti l’uno dell’altro, si completavo sempre ogni cosa facessero. I suoi occhi erano di un color nocciola che lei amava, brillavano al suo sguardo come un bambino quando scartava un regalo a Natale, poi hanno smesso, a causa sua, ed ancora si da colpe per quella sua mancanza o debolezza o altro che sia. Quelli di lei ogni tanto brillavano ancora, ma era il sorriso più di tutti a parlare, quello era sparito, era finto. Lo fissò mentre nel sonno faceva una smorfia, chissà cosa stava sognando, chissà chi lo accompagnava in quei sogni che faceva. Lei c’era? Si sorprese a pensare. Era lì, bello, anche se un po’ spento ma al tempo stesso sereno. Superò la porta, si stese nel letto accanto a lui e ci ricascò. Iniziò ad accarezzarlo, a baciarlo delicatamente sulle braccia nude e sulla schiena. Lui fece qualche verso, ancora in dormiveglia, si girò, aprì gli occhi e si sentì domandare “fai l’amore con me?”. Ci era ricascata di nuovo, sentiva il bisogno di lui, lasciarsi andare solo con lui che ha amato per così tanto tempo. Le venne in mente sua madre in quel momento, una delle frasi che tanto le ripeteva “Anna, non elemosinare mai l’amore!”. Eppure eccola lì, con la testa china, gli occhi lucidi a cercare quello che forse non c’era più.

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