10 agosto 2017

CROSTATA AI FICHI SENZA COTTURA


Da bambina la notte di San Lorenzo era la notte in cui si stava con mamma e con mia sorella maggiore. Era sinonimo di compagnia familiare, di odore pannocchie fatte cuocere nella pentola a pressione per fare prima, della lotta contro le zanzare, di suono di risate, desideri attesi e soprattutto di felicità. Quegli attimi per cui oggi pagherei oro per avere indietro. Oggi in questo giorno vorrei solo essere felice, come del resto lo desidero per ogni giorno della mia vita, ma per me questo giorno resta sempre speciale e più di tutti vorrei solo quello. Non voglio soldi, non voglio regali, nulla di materiale che col tempo si possa perdere od esaurire, voglio solo essere felice. Solo questo chiedo. E come la mia felicità, la desidero anche per chi mi sta vicino, per quelli che soffrono in silenzio senza mai far trapelare nulla, per quelli che restano sempre composti ma che dentro piangono, per quelli che la felicità una volta ce l'avevano ed ora sono diffidenti in tutto perché col timore di soffrire di nuovo. Siate felici e quando lo siete, combattete per non perdere quella felicità, perché a volte può capitare di scambiarla, a volte non saprete riconoscerla, ma quando succede, sorridete, lasciatevi il passato alle spalle ed andate avanti consapevoli del fatto che non esiste un'unica felicità, ma che lei ritorna, basta solo saperla riconoscere e mai lasciarla andare. Felicità, per me che sono cuoca è anche un dolce, quando sono piena di pensieri, mettermi a preparare un dolce è una delle terapie migliori, subito dopo le risate del nano di casa. Oggi vi propongo una ricetta che non è mia, ma di una Food Blogger che ammiro molto per i contenuti del suo blog e per le ricette che propone, Lei è Simona di Tavolartegusto.



Crostata ai fichi senza cottura
Ingredienti per una teglia di 24cm

Per la base della crostata:
350 gr di biscotti secchi tipo Digestive
150 gr di burro fuso

Per la crema al formaggio:
250 gr di mascarpone
200 gr di panna liquida fresca
90 gr di zucchero a velo

Per decorare:
fichi
lamponi
ribes rossi
foglie di menta


Procedimento:
Fate sciogliere a microonde il burro in una ciotolina e mettete un attimo da parte. Prendete il mixer, versateci dentro i biscotti e riduceteli in briciole. In una ciotola capiente unite le briciole al burro e mescolate fino ad ottenere una consistenza tipo sabbia bagnata. Prendete la teglia che avete scelto e foderatela con carta da forno, bagnata e strizzata, stendete il composto e livellatelo con le mani. Mettete in frigorifero a riposare per circa trenta minuti. Facendo attenzione, trascorso il tempo necessario, tiratela fuori dallo stampo con molta cura per evitare che si rompa. Nel frattempo montate la panna e riponetela nel frigorifero. In una ciotola a parte mescolate il mascarpone allo zucchero a velo, fino ad ottenere un composto morbido, unite poi la panna mescolando con una spatola e facendo movimenti che vadano dal basso verso l'alto per evitare che il tutto impazzisca e si smonti. Prendete il guscio della torta e farcitelo con la crema al formaggio, io ho usato (come consigliato da Simona) la sacca da pasticcere con la punta tonda e liscia. Riponete nuovamente in frigorifero, pulite la frutta che avete scelto, lavatela ed asciugatela per bene, prendete poi la torta e decorate. Servite la crostata ben fredda, il risultato è spettacolare! Vi consiglio davvero di visitare il suo blog, la sua versione originale la trovate qua.


"Siate Felici.
A volte non torna, 
ma quando succede è favoloso"
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9 agosto 2017

RACCONTI: NON FARE L'ELEMOSINA


Ci era ricascata ancora. Stavano insieme da anni ormai, si conoscevano più di loro stessi, sapevano quando dovevano tacere, quando parlare, cosa pensavano a volte senza nemmeno dover aprire bocca. Erano una di quelle coppie che se le vedi pensi subito a quanto siano belli insieme, quelli che si completano le frasi a vicenda, quelli del “per sempre” esiste. Erano a casa e lei stava lavorando al pc sulla poltrona del salotto. Adorava quella poltrona, perché in qualche modo le ricordava la sua infanzia, si sentiva un poco protetta e ne era a tratti felice, anche se lei stessa ammetteva di non esserlo. Posò il portatile sul tavolino a fianco alla poltrona, ed a piedi nudi salì le scale che la separavano da Lui. Si fermò sul ciglio della porta ed iniziò a fissarlo mentre stava dormendo. Iniziò a contemplare il suo fisico, le era sempre piaciuto toccarlo e provocargli brividi da fargli alzare la pelle. Aveva la pelle chiara, molto tendente a scottarsi se non usava la giusta protezione al sole. Aveva la muscolatura giusta per lei, ma era fortunato perché lo era di costituzione, senza nemmeno bisogno di allenarsi o passare troppe ore in palestra.


La sua pelle era pulita, non come lei che ad ogni buona occasione andava a farsi tatuare schiena e braccia. Aveva un piercing, però, e lei non mancava di dirgli quanto non le piacesse, ma che il corpo era il suo e quindi poteva fare ciò che desiderava. I capelli corti scuri avevano un nuovo taglio che a lei piaceva molto, ma non amava la quantità di tempo che lui passava allo specchio per sistemarseli, era un po’ in fissa per i capelli da molto tempo, uno dei suoi tanti cambiamenti che lei ha accettato senza dire nulla. Continuava a fissarlo, guardando il suo viso e notando piccole imperfezioni del tempo. Quando si erano conosciuti lei era appena diventata una donna, non più adolescente, ma donna. Era cresciuta con lui, si erano entrambi conosciuti, piaciuti, si sono migliorati, sono impazziti l’uno dell’altro, si completavo sempre ogni cosa facessero. I suoi occhi erano di un color nocciola che lei amava, brillavano al suo sguardo come un bambino quando scartava un regalo a Natale, poi hanno smesso, a causa sua, ed ancora si da colpe per quella sua mancanza o debolezza o altro che sia. Quelli di lei ogni tanto brillavano ancora, ma era il sorriso più di tutti a parlare, quello era sparito, era finto. Lo fissò mentre nel sonno faceva una smorfia, chissà cosa stava sognando, chissà chi lo accompagnava in quei sogni che faceva. Lei c’era? Si sorprese a pensare. Era lì, bello, anche se un po’ spento ma al tempo stesso sereno. Superò la porta, si stese nel letto accanto a lui e ci ricascò. Iniziò ad accarezzarlo, a baciarlo delicatamente sulle braccia nude e sulla schiena. Lui fece qualche verso, ancora in dormiveglia, si girò, aprì gli occhi e si sentì domandare “fai l’amore con me?”. Ci era ricascata di nuovo, sentiva il bisogno di lui, lasciarsi andare solo con lui che ha amato per così tanto tempo. Le venne in mente sua madre in quel momento, una delle frasi che tanto le ripeteva “Anna, non elemosinare mai l’amore!”. Eppure eccola lì, con la testa china, gli occhi lucidi a cercare quello che forse non c’era più.

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27 luglio 2017

RACCONTI: LUCIANO


Stava facendo la sua corsa mattutina. Indossava la nuova canottiera rosa fluo della Decathlon che a parer suo faceva tanto “sportiva”, i pantaloncini bianchi ed ai piedi le tanto amate scarpe da corsa grigie. Le cuffie nelle orecchie le martellavano della testa “Numb” dei Linkin Park e correva per lasciarsi alle spalle i tanti pensieri che in quel periodo aveva. Il parco in cui era solita correre quella mattina era tutto per lei, molti erano già partiti per le vacanze, ed altri invece forse erano troppo pigri per alzarsi alle sei di mattina per andare a correre. O forse era solo una sua sensazione, aveva azzerato tanto la mente da non vedere che in realtà al parco c’erano i soliti corridori della mattina presto. Non vedeva, era entrata in modalità bolla e nulla e nessuno l’avrebbe distolta dai suoi pensieri, se non quel tizio che le aveva appena tagliato la strada. Anna non fece in tempo a rallentare che le piombò addosso facendo cadere entrambi al suolo. Lei disorientata non capiva che fosse successo, mentre lui era totalmente incavolato perché la strada ahimè era stata Anna a tagliargliela, aveva cambiato all’improvviso percorso e lui non si era accorto della tizia che le sarebbe piombata addosso dopo neanche due secondi. Dopo aver capito cosa fosse realmente successo, Anna decise di inveire contro il tizio in questione e dal nulla rovesciò su di lui ogni suo pensiero che in quel preciso momento l’avevano raggiunta. Parlò a vanvera, della corsa, del fatto che lui fosse un imbecille e che soprattutto una donna non la si dovrebbe in alcun modo aggredire. Lui dopo aver ricevuto i peggiori nomi non disse nulla, stava ascoltando la canzone che suonava da fuori l’iphone che le era caduto, una delle sue preferite al momento. Si fermò a prendere altre parole, da colei che nemmeno sapeva cosa stesse dicendo e soprattutto perché a lui.  


La vide lì che agitava le mani, scuoteva la testa in segno di negazione, guardava il modo confuso in cui lei si era maldestramente legata i capelli per fare uno chignon, che anche se davvero brutto le stava benissimo perché alcune ciocche di capelli che cadevano dietro ed una non aveva ben capito dove dovesse realmente stare. I suoi occhi a mandorla gli sembrarono inizialmente neri, per poi scoprire fossero invece castano scuro, portava gli occhiali spessi e si domandò quanto poco ci vedesse e soprattutto da quanto tempo li portasse e se le piacessero. Si sentì curioso nel domandarsi certe cose. Guardò le sue fossette formarsi ogni volta che lo aggrediva o le partiva un sorriso come per smorzare tutta quella tensione, erano belle e principalmente le si formavano dalla parte sinistra della bocca. Il viso era minuto, come una bimba, forma ovale e piccole orecchie leggermente a sventola. Aveva dei nei simmetrici, tutti messi nei punti esatti, tutti da baciare pensò tra se e se, per poi scacciare subito il pensiero, lei lo stava aggredendo e lui non ne voleva sapere. Poi però scese in basso, vide la sua canottiera aderente al petto, su quei piccoli seni sodi che chissà chi era il fortunato che li poteva baciare ogni giorno. Non si era soffermato solo su quelli aspetti di lei, aveva il fisico minuto, che non necessitava di attività fisica e capì che come lui, era li solo per scacciare più pensieri possibili. Tornò a fissarla, mentre lei sembrava stesse finendo le parole, non la stava minimamente ascoltando, tornò a guardarle il viso, le sue labbra rosee e carnose che facevano uscire parole senza senso, le gocce di sudore che le scivolavano dalla fronte fino al collo, per poi nascondersi chissà dove, in un luogo che lui avrebbe tanto voluto conoscere. Stava fantasticando su di una sconosciuta che le era piombato addosso e che minimamente gli voleva dare ragione e chiedere scusa. Ad un tratto non sentì più nulla, solo gli occhi di lei che lo stavano fissando. Sbatté le palpebre un paio di volte. Sconcertato. Era la donna più bella che avesse mai visto. “Piacere, sono Luciano, scusami se ti sono piombato addosso!” Lei sorrise, ignaro lui del fatto che lei erano minuti che si stava scusando. Anna si svegliò con un velo di tristezza addosso, si mise su di un lato e fissò la parte del letto vuota. Vuota da ormai troppo tempo, ed abituata a quella mancanza. Ripensò al sogno appena fatto mentre i raggi del sole facevano capolino dalla finestra, sospirò, si alzò dal letto e pensò a sua madre. “Tutti noi meritiamo l’amore piccola mia, tutti noi lo troveremo!”. Si alzò, convinta che un giorno sarebbe andata a sbattere contro il suo Luciano.


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5 luglio 2017

RACCONTI: SII FELICE


Era appena rientrata da scuola, quando sentì un rumore provenire dalla stanza accanto. Un delle sedie della sala da pranzo era buttata a terra. Alzò lo sguardo e la vide. Indossava la sua maglietta preferita, quella con i girasoli che gliel'aveva regalato per il suo compleanno due anni prima. La lunga gonna nera penzolava ed i piedi nudi dondolavano lentamente, sospesi in aria, come tutto il resto del corpo. La guardò negli occhi per quello che le sembrò essere il secondo più lungo di tutta la sua vita, poi, all'improvviso urlò! Anna si svegliò nel cuore della notte, a causa delle sue urla, erano già diverse notti che la cosa si ripeteva. Le capitava ogni anno, in occasione dell'anniversario della morte della madre avvenuta dieci anni prima. Le vennero le lacrime agli occhi ripensando al secondo in cui gli occhi suoi e della madre si incrociarono. Lei la guardò ed a voce spezzata si sentì dire "Sii felice", prima che il corpo della madre smise di vivere. Decise di non pensarci e di recarsi in cucina per bere una tazza fumante di thè inglese, e dire che l'aveva sempre detestato prima di incontrare Lui. Era ottobre e fuori diluviava. Si mise a guardare la pioggia che batteva insistentemente sui vetri per cercare di scacciare ogni suo pensiero, le venne un brivido, chiuse gli occhi e si strinse nel cardigan di lana che Lui aveva dimenticato quando aveva lasciato quella casa. Ne respirò il profumo e per un attimo si sentì felice, prima di ricordare cosa le avesse fatto. Non era mai stata più felice, lei gli aveva dato tutto e lui quel tutto se l'era portato via un giorno d'estate. Bevve un sorso dalla sua tazza di thè preferita, la cui frase stampata sopra recitava "Be happy" e decise di andare in studio e cominciare presto la giornata, in fondo, circondata dalle sue anticaglie si trovava bene ed era felice di dare loro quella possibilità che molti non danno più.



Anna si era sempre considerata una di quelle persone che rendono migliore chi le sta accanto, e non lo pensava per modestia, ma perchè erano gli altri ad averla convinta di ciò. Lei ti sapeva illuminare, non si sapeva come, ma stare con lei per molti era come una benedizione. Trovavano se stessi grazie alle sue parole, tornavano a sorridere grazie al suo sguardo dolce, molti trovavano l'amore ed altri un loro posto nel mondo, cosa che di lei non si poteva assolutamente dire. Lei a differenza di ciò che si diceva, si riteneva molto sfortunata, ed il passato non l'ha certo aiutata, e soprattutto era una di quelle persone la cui felicità dipendeva da quella degli altri. Col tempo però capì che stava sbagliando, quella non la si poteva chiamare felicità, o meglio, non era ciò di cui avesse bisogno. Doveva essere felice grazie a se stessa e non attraverso ciò che provavano gli altri, ma le era difficile anche perchè ormai, nella sua vita, si era abituata a tutto, persino alla cosa più brutta. Persino a non essere felice.
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23 giugno 2017

ACQUA DETOX CLASSICA


Mi ero ripromessa di riprendere a scrivere frequentemente qua sul mio diario della Blogger Sfigata, ed invece mi trovo a veder l'ultimo post datato più di due mesi fa. Che dire, io ci provo eh, mi impegno anche e di ricette da mostrarvi ne avrei anche un bel po, ma ahimè non ricordo dosi, procedimenti e tutto il resto, quindi mi restano delle belle foto prive di ricetta. Non potete capire lo strazio. Fatto sta che ho deciso di comprarmi un bellissimo taccuino su cui appuntare ogni grammo che metterò nelle mie ricette, così da salvarle da qualche parte. Credo lo chiamerò "quaderno di battaglia" perchè so già che sarà super disordinato, pieno di macchie di unto e con scritte buttate li a casa, e sicuramente al cento ed uno per certo il suddetto taccuino verrà perso dopo due settimane dall'inizio del suo utilizzo. Comunque sia, sul taccuino questa ricetta non c'è (e già partiamo male!!) però è una cosa veloce, fresca e soprattutto ti libera da ogni scoria radioattiva che si trova all'interno del nostro organismo.



Acqua Detox Classica
Ingredienti:
1.5 litri di acqua naturale
un cetriolo
un limone non trattato
10 foglie di menta

Procedimento:
Il tutto è molto semplice, basta privare il cetriolo della buccia e tagliarlo a fette, metterlo in una caraffa capiente. Successivamente pulite sotto l'acqua corrente il limone e tagliate anche lui a fette, aggiungete alla caraffa. Prendete dieci foglie di menta, mettetele assieme al cetriolo ed al limone, poi aggiungete l'acqua. Mescolate per bene, mettete in frigorifero e lasciate riposare almeno un'ora prima del suo consumo. Ottima acqua per queste giornate calde, bella rinfrescante e che soprattutto depura l'organismo. Sul mio canale Youtube, potete vedere la ricetta fatta dalla sottoscritta. 


Video Ricetta Link QUA

"Abbi buona cura del tuo corpo, 
è l'unico posto in cui devi vivere"
Jim Rohn
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27 aprile 2017

POLPETTE DI VERDURE DI BRODO CON DOPPIA PANATURA AL TIMO SU CREMA DI SPINACI, ASPARAGI E MENTA



Tutte le volte che prendo in mano il blog e mi decido a scriverci a più non posso, le ricette che vorrei mostrarvi sono sempre più del dovuto ma questa volta, armata di taccuino invisibile, eh sì, ogni volta sparo ingredienti a caso, dosi fuffe, procedimenti caotici ed alla fine viene fuori un bel piatto, pure buono ed io mi ritrovo a non ricordarmi nemmeno l'ingrediente principale, sono un caso da manicomio, lo so. Questa ricetta però me la sono studiata, ho scelto bene le proporzioni e devo dire che è venuta una meraviglia! E' venuta fuori un po dal nulla, ed un po per necessità di far fuori delle verdure e cercare di farle mangiare al piccolo di casa, cosa ovviamente non riuscita, ma non demordo, in un modo o nell'altro le verdure imparerà a mangiarle, anche se fosse tra dieci anni, ma sarà comunque una vittoria! Ultimamente mi mangia solo il brodo, e guai se nel brodo ci siano delle verdure a pezzi o della pastina, posa il cucchiaio e dice di aver finito di mangiare, anche se in realtà avrebbe ancora fame ma l'orgoglio lo divora e lo fa sentire grande, come se fosse lui a comandare, o magari li è già e sono io a non accorgermene. Fatto sta che non mangia le verdure, ma cresce come un maialino da latte, quindi le verdure le mangiano poi mamma e papà, che poi fanno bene pure a noi! 



Polpette di verdure di brodo con doppia panatura al timo su crema di spinaci, asparagi e menta
Ingredienti per due persone
Per la crema:
200gr di spinaci freschi
7 asparagi (già privati della parte dura)
10 foglie di menta (io ho quella marocchina a foglia larga)
100ml di brodo vegetale
sale q.b.
pepe nero macinato
olio evo

Per le polpette vegetali: (tutte verdure ricavate dal brodo fatto in casa)
una zucchina
una carota
una patata
due uova intere
pan grattato q.b.
sale
timo limone essiccato
olio per friggere

Procedimento:
Lavate gli spinaci, le foglie di menta e mettetele un attimo da parte. Prendete gli asparagi e tagliateli a pezzi piccoli. In una pentola fate scaldare un filo d'olio evo e cuocete le verdure, spinaci, asparagi e menta, finchè non vedete che gli spinaci iniziano ad appassire. Mettete le verdure nel bicchiere del frullatore ad immersione, frullate assieme al brodo, salate e pepate a piacimento. Mettete la crema in una ciotola e tenete poi da parte, la potete servire sia fredda che calda a seconda dei gusti. Ora prepariamo le polpettine. Prendete una ciotola e schiacciate con la forchetta la zucchina, la carota e la patata, salate leggermente, uniteci l'uovo ed un po di pan grattato. Formate delle palline, passatele prima nel pangrattato unito al timo essiccato, poi nell'uovo e successivamente nel pangrattato al timo. Friggetele in olio caldo, scolatele ed impiattate il tutto mettendo sul fondo del piatto la crema e sopra le poltettine, decorate con la punta di un asparago e le foglie delle erbe usate. Il piatto è molto fresco grazie all'uso della menta e del timo limone, le polpettine nonostante siano fritte risultano leggere e molto buone. 



Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
1. A essere contento senza motivo.
2. A essere sempre occupato con qualche cosa.
3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.
Paulo Coelho
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24 aprile 2017

NIDO DI AGRETTI AL BURRO CON SALE ROSA E SPAGHETTI CON VERDURE



Sono sparita per un mese intero, ma se devo essere sincera mi ha fatto bene. Sono arrivata ad un certo punto della vita in cui mi sono sentita persa. Un momento, un attimo, un messaggio, sono le cose che mi hanno fatta tornare a galla. Mi sono ritrovata in mare aperto in balia delle onde, persa, in mezzo al nulla, con addosso solo pochi sguardi di chi veramente c'è stato. I suoi occhi, persi a causa mia, le sue lacrime soffocate, e forse tanti finti sorrisi, mi hanno fatto capire quanto realmente stavo perdendo. Eppure non so nuotare, ma forse, Lui, in un modo mi ha teso la sua mano, anche se forse non voleva, e mi ha tirata a riva. Non lo vedo ancora bene come prima, ma mi ha salvata, il suo sguardo, le parole dure, mi ha fatto capire chi e cosa voglio essere. Credo che arrivi un momento simile nella vita di tutti, bisogna solo capire cosa davvero si voglia e soprattutto ritrovare se stessi, questa è la cosa più importante. Ho gettato tutto nel lavoro mettendo le cose davvero importanti in secondo piano, e li ho sbagliato. Ora, sono in piedi, gli tendo la mano ma ancora non l'ha presa del tutto, il fatto è che non mollo e non lo farò. Con queste parole ricomincio a scrivere, a parlare di me, della mia vita, della passione per il cibo, dei viaggi che vorrei fare, delle mie passioni e di tutto ciò che mi rende felice. E' primavera, ed i miei amati agretti sono tornati nei banchi del mercato.



Nido di agretti e spaghetti al burro salato con verdurine
Ingredienti per due persone:
200gr di spaghetti n.5
un mazzo di agretti o barba di frate
una carota
una zucchina
una cipolla bionda
burro al sale rosa dell'himalaya
pepe da macinare (io  ne ho usati quattro, nero, bianco, verde e rosa)
sale normale per l'acqua di cottura
olio evo

Procedimento:
In una pentola portate a bollore l'acqua, salatela e versateci gli spaghetti. Nel mentre pulite le verdure e tagliatele a dadini, fatele saltare poi in una padella con dell'olio evo, non cuocetele troppo, devono restare croccanti. In una pentola a parte fate bollire gli agretti per pochi minuti, saltateli poi in padella con un pezzo di burro fatto sciogliere precedentemente. Appena gli spaghetti saranno cotti, saltateli nella padella in cui avete cotto le verdurine, cospargete di pepe. Prendete il piatto in cui andrete a servire il tutto e create con gli agretti il primo nido, successivamente con l'aiuto di un mestolo e delle pinze, fate il nido con gli spaghetti, decorate con qualche dadino di verdura, una spolverata di pepe e servite il piatto caldo. Ricetta super veloce, che si fa in dieci minuti.



L'essenziale è invisibile agli occhi..
Antoine de Saint-Exupéry
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17 marzo 2017

UNA CAMDEN TOWN ITALIANA: EAST MARKET MILANO

Era il 24 Ottobre, ed io dopo aver partecipato alla mia prima edizione di East Market Milano, scrissi queste parole su facebook. 
"L'East market è una di quelle cose che pur sentendoci sopra tante testimonianze, se non lo vivi realmente con tutto il tuo corpo non lo puoi capire fino in fondo. E' un luogo in cui puoi vedere ogni cosa, come dei resti umani tenuti in dei barattoli, oppure lampade a forma di cervello, lettere luminose giganti, fotografi che ti fanno foto con addosso delle maschere che riproducono animali o ancora giacche anni '90 alla Beverly Hills. E' un posto in cui trovi ogni genere di persona con il proprio stile, ho visto ragazze con i capelli azzurri ed ai piedi le Dott. Martens ovviamente in tinta, uomini con la barba verde, ragazzi (sì uomini) con i jeans e sopra una gonna (ve lo scrivo ancora, Sì Uomini!), ragazzi con il taglio da samurai vestiti di nero con le ciabatte (sicuramente di qualche stilista famoso, ma pur sempre ciabatte) ai piedi, ragazze vintaggissime che pure quando si fermavano per guardare uno stand si mettevano in posta da modella anni '50, donne di 60-70 anni con ciocche di capelli di ogni sorta di colore e con fisici che nemmeno la miglior personal trainer di questo mondo, ho visto gente indossare taccazzi tanto alti che nemmeno i grattaceli di Manhattan, ho visto ragazzi andar in giro con solo una t-shirt addosso (cazzo! io avevo addosso il piumino d'oca), ho visto ragazzi piangere dopo che mi sentivano dire questa frase "La locandina di Frankenstein l'ho venduta, mi dispiace", ho visto le amanti del rosa shocking che perdevano il controllo per il troppo rosa shocking e poi ho visto tante facce belle, tanti sorrisi da tanti sconosciuti, ho preso contatti con tantissime persone ed ho visto gente che prendeva il mio biglietto con gli occhi a cuoricino e venivano trascinate via con la forza dal mio stand. East market è un mix di ogni cosa, un posto come ho detto in cui trovi tutto e tutti! Un posto che ti vuole brutto, ma al tempo stesso bello, particolare e soprattutto unico.Ti prende e ti trascina nel suo vortice, con in sottofondo la musica del dj che spiazza dai Beatles fino a Eminen, e tu sei lì con un piccolo bicchiere di birra in mano e guardi quel mondo che ti passa davanti agli occhi e ne resti travolta fino all'ultimo istante in cui inizi a far su quel poco di roba che ti è rimasta nello stand. Sorridi e pensi subito a come sarà la prossima edizione!"


Oggi, dopo aver fatto altre edizioni mi trovo a parlare con l'ideatrice di questo famoso Market, Linda Ovadia.

- Ciao Linda, dicci un po chi sei e che cos'è l'East Market Milano -
Ciao, Soribel! Sono una donna con la passione del Vintage e tutto ciò che ne concerne, e l'East Market è la creatura che ho ideato assieme a Gianluca Iovine. Il tutto è nato come una necessità di liberarmi dai miei capi ed articoli vintage, io e Lui girando per Milano ci siamo resi conto che non vi era un posto o market che sia, che volesse far vendere o anche solo scambiare (tra privati) i nostri articoli e così ci abbiamo pensato ed abbiamo deciso di metterlo su noi stessi! East Market è nato così! E' il primo market per privati tra privati, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare. Un market in cui, come tu stessa hai introdotto, si può trovare di tutto, dall'abbigliamento vintage, ad una grossa area vinili, ad una bella fetta di arredamento ed anche una fitta sezione di handmade.

1.

- Ormai di Market che vogliono seguire la vostra impronta ce ne sono molti, come mai secondo te l'East Market è così diverso? -
Ho notato anche io questa realtà, e noto sempre di più che ci vogliono molto somigliare, il che va anche bene perchè comunque la differenza tra noi e loro è molto sostanziale. Noi quando selezioniamo gli espositori lo facciamo con molto scrupolo e metodo. Amiamo le cose originali, le idee nuove ed apprezziamo molto chi si mette in gioco con un nuovo prodotto mai visto. Cerchiamo sempre di selezionare il "primo" che ha avuto una determinata idea, per tenere per noi l'unicità di tale prodotto. Poi, un'altra cosa che ci differenzia da altri market, come puoi vedere bene anche tu che partecipi, è lo spazio che noi abbiamo a disposizione, due ex capannoni che riescono ad ospitare fino a 270 stand. La cosa ci da molta soddisfazione e chi viene da noi la differenza la nota subito.

2. 3.

- Come si fa a partecipare? Leggo spesso di persone che non vengono selezionate. Come scegli gli espositori? -
Partecipare all'East Market è semplice, basta inviare una richiesta tramite email a: eastmarketmilano@gmail.com facendo una piccola presentazione di chi siete, cosa proponete ed ovviamente delle foto dei vostri articoli. Come detto prima, noi cerchiamo i prodotti Unici, quelli nuovi e che ci colpiscono di più. Abbiamo una vasta selezione di abbigliamento vintage che amiamo, posso dire che avendo tali stand facciamo sempre fatica a selezionarne altri specialmente perchè in molti vogliono proporre il second hand, di cui noi siamo ormai full come espositori. Un'altra cosa che posso dire è che, visto che molti ce li propongono, i bijoux li abbiamo super selezionati, so che vanno molto ma non possiamo riempire il capannone solo di quelli, idem per quanto riguarda le fasce modellabili, solitamente cerchiamo di non avere troppi stand degli stessi articoli, soprattutto se prodotti così inflazionati. Solitamente quando riceviamo un'email di richiesta di partecipazione tendiamo a rispondere quasi subito se l'articolo ci interessa, altrimenti se dopo sette giorni non si riceve risposta vuol dire che non si è stati selezionati. (Voce fuori dal coro, Consiglio Mio: Una cosa che posso consigliare è di visitare il market, per magari cercare di vedere cosa propongono gli standisti e magari migliorare gli articoli che proponete a Linda e Gianluca, così magari potrete essere selezionati per altre edizioni)

4. 5.

6. 7.

- Ti ricordi qual è stato il primo espositore che ha deciso di partecipare alla prima edizione del Market? -
Se devo essere sincera non lo ricordo, so che ero emozionata ed in trepida attesa di vedere come sarebbe stato il lancio del Market.

- So che non dovrei chiederlo, ma tra i tanti partecipanti ne hai qualcuno che preferisci? -
Sì, non dovresti chiederlo, posso solo dirti che ammiro diversi stand per i loro prodotti unici che hanno, ed ahimè li vedo spesso copiati, ma mai come gli originali. Un'altra cosa che posso ammettere è che adoro la perenne partecipazione di VintaGames Old Game Videogiochi Usati e Retrogames, adoro avere nel Market uno spazio dedicato ai vecchi cabinati, tutti originali e diverse consoles vintage che ora si trovano raramente in circolazione. Devi sapere che in tutta Italia, sono solo tre le persone che hanno una raccolta così vasta di cabinati, e ripeto originali, quindi per noi è un fiore all'occhiello che loro ci siano sempre.


- Da poco avete aperto anche l'East market Diner, un luogo di ritrovo per chi è appassionato di cibo, soprattutto per le specialità di tutto il mondo che proponete. Avete per caso dei nuovi progetti per quest'anno? -
Progetti ne abbiamo e li scoprirete presto, tra qualche mese pubblicheremo l'evento e potrete capire di che si tratta, per ora non posso dire altro!

8

- Toglimi una curiosità, chi è il grafico che sta dietro le locandine? Ogni mese sono sempre una più bella dell'altra, anche se ammetto che quella dell'Xmas Edition l'ho trovata la migliore. -
Se devo proprio dirlo, le creo io, non sono una grafica ma amo mettermi al computer, e noi di East Market cerchiamo sempre di fare tutto da soli appoggiandoci il meno possibile ad altri.

- All'ingresso in Via Ventura troviamo una bellissima scritta ed un robot, da dove vengono? -
La scritta East Market è stata fatta, come anche l'insegna di East Market Diner, da Ivan il fondatore di Letterarium, sono vecchie lettere ricavate da insegne dismesse. Mentre il robot viene da una sfilata di Pitti.


- Quando sarà il prossimo evento, ed ogni quanto lo fate? Dacci più informazioni possibili. -
La prossima edizione di East Market sarà questa domenica, il 19 Marzo, sarà aperta al pubblico dalle 10 alle 21, lo possono visitare tutti anche i nostri amici a quattro zampe. I capannoni sono due, uno in Via Ventura 14 in cui potete trovare il vintage, l'arredamento, il modernariato, il brocante, l'area vinili e l'abbigliamento; ed uno in Via Massimiano 6 in cui trovate la più vasta sezione di hand made, da bijoux, abbigliamento, accessori e articoli d'arredo. East Market Milano viene proposto ogni terza domenica del mese, tranne ad Agosto.


Ringrazio davvero Linda per la pazienza che ha avuto con me, io più che dirvi di visitare almeno una volta questo market non so che dire, è una realtà unica, ve ne rendete conto anche voi!

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- East Market Milano -
Email: eastmarketmilano@gmail.com

- East Market Diner -
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8 marzo 2017

RACCONTI: SPERANZA

1. 2.

Potrei iniziare il racconto dicendovi che "Era una notte buia e tempestosa.." ma non era notte, era giorno di una mattina di Settembre. Anna sentiva ancora una leggera brezza tiepida che ogni tanto faceva capolino e le ricordava che l'estate stava finendo, che a breve sarebbero iniziate le giornate, appunto, buie e tempestose, e tutto ciò non faceva altro che aumentare il tormento dentro di sè. Non si ricordava come avesse iniziato a fare quel lavoro, sapeva solo che le dava una soddisfazione immensa dare nuova vita agli oggetti dimenticati ed era convinta che prima o poi gli sarebbe successo qualcosa di talmente bello da cambiarle la vita. Quel giorno però non era uno di quelli. Se ne stava a fissare i suoi oggetti e si domandava come mai non attirassero l'attenzione degli altri, come succedeva a lei. Avrebbe voluto mollare tutto, prendere ogni oggetto le capitasse tra le mani e vederlo andare in frantumi, ma ad ogni pensiero di distruggere qualcosa di suo, di così caro per i suoi occhi, si fermava e pensava che poteva andare peggio. Inconsapevole del fatto, che era già peggio! Decise di girare il cartello su chiuso e salì in casa. Si era ormai fatta sera e dal suo stomaco sentiva provenire solo tanti brontolii, decise così di guardare cosa aveva in casa e di cenare. Le si fermò il cuore scoprendo che ogni centimetro della sua dispensa era vuoto, nemmeno la polvere vi risiedeva. Il frigorifero conteneva un bricco di latte, che solo più tardi scoprì essere scaduto, mezzo limone ammuffito ed una bottiglia di acqua, avrebbe dovuto fare la spesa, ma ahimè si ricordò che nel portafogli vi erano solo tanti scontrini e nulla più. Chiuse lo sportello del frigorifero e crollò a terra. Lo sconforto era talmente tanto grande che si ritrovò con il viso rigato dalle lacrime, in quel momento si ricordò di non aver mai più pianto da quando Lei se ne era andata. Quanto avrebbe voluto che fosse lì, o anche solo sentire la sua voce dirle "Andrà tutto bene bambina mia, sii forte e non abbatterti mai, anche quando il peggio risiede lì in casa con te!". Lei non c'era più, era solo nel suo cuore e non se ne sarebbe mai andata. In quel momento sentì però qualcosa di fresco bagnarle la faccia, era Lip il suo fedele amico che non la lasciava mai, neanche nei momenti peggiori. Abbracciò il suo unico amico a quattro zampe, felice di avere almeno lui al suo fianco, gli diede da mangiare quel poco che trovò sul fondo del sacco di crocchette e dopo una doccia calda sprofondò nel letto, sperando che in cuor suo, domani sarebbe stata una bella giornata. L'indomani i raggi del sole illuminarono la sua stanza e si svegliò grazie al calore di uno di quei raggi che le si era posato sulla guancia. Non sapeva per quale motivo, forse l'aveva sognata, ma si ritrovò in piedi con un mezzo sorriso. 

4. 5.

Scese in negozio, girò il cartello su Aperto sperando di veder entrare qualcuno, ma nulla. La giorata passò in fretta, nonostante la noia. Stava quasi per chiudere, quando all'improvviso si ritrovò in mezzo al negozio un'anziana signora che la stava fissando già da un po. Restò per un attimo immobile, stranita non solo dal fatto che non l'avesse sentita arrivare, ma soprattutto che nemmeno Lip l'avesse sentita, eppure era sempre stato un ottimo cane da guardia. La signora era minuta e dall'aria graziosa, e nonostante fuori facesse ancora caldo era vestita come se fosse autunno, un cardigan di lana, una gonna lunga fino alle ginocchia, le classiche scarpe comode che portano le signore della sua età, ed infine uno scialle di lana che la ricopriva per benino. I capelli mossi erano quasi tutti bianchi ed aveva due occhi verdi che ti stregavano. La sentì solo pronunciare "Sto cercando una borsa, mi puoi aiutare, cara? Vorrei metterci dentro qualcosa di bello da portare sempre con me". Anna non era tipa da ritirare borse, ne tanto meno impazzivano nel suo guardaroba, ma si ritrovò ad aprire un vecchio baule e ne trovò giusto una. La signora le sorrise e disse che era proprio ciò che stava cercando. Girò attorno al bancone e si abbassò per tirare fuori un sacchetto per mettere via l'acquisto della vecchina, quando si tirò sù e non la vide più. Sul banco trovò poi una manciata di banconote. Uscì di corsa dal negozio, facendo suonare le campanelle a vento, con la speranza di trovare ancora nei paraggi l'anziana signora per darle il resto, ma non la trovò. Chiuse la porta alle sue spalle e sentì nuovamente le campanelle suonare. Solo allora si rese conto che quando si era ritrovata la vecchina in mezzo al negozio non le aveva sentite suonare, ne tanto meno quando se ne era andata. Si ricordò delle sue parole "Devo metterci qualcosa di bello da portare sempre con me", chiuse il negozio e decise che sarebbe andata a fare la spesa. Sorrise e dal quel momento si disse che Lei avrebbe portato sempre con sè la Speranza.

5. 6.

Speranza
Racconto di Soribel Lullaby
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2 marzo 2017

BARRETTE VELOCI AL RISO SOFFIATO


In questo periodo la mia voglia di dolci è irrefrenabile. Sarei capace di mangiarne ad ogni ora, in questo momento ad esempio sto addentando un pezzetto di ciò che vi sto per mostrare. Non so che mi capiti, sarà forse un po di ansia, lo stress, o forse mi manca altro? Non saprei. Ci sono momenti in cui sembra andar tutto bene, ed altri in cui mi sento cadere in un pozzo senza fondo. Vorrei chiedere ciò che mi manca, ma ho paura. Una volta ero dolce, ora non so più che sapore ho, se sono amara, acida o cosa. So che non sono me stessa, e che il lavoro riempe ogni secondo della giornata. Mi distrae da tutto e forse va bene così, ogni tanto addento un dolce e per qualche secondo tutto torna normale. Per qualche secondo.. Fortuna vuole però che questo dolcino sia super veloce da fare, tempo quindici minuti e ve lo potete gustare, si prepara con l'uso del microonde, una ciotola ed un cucchiaio di legno!


Barrette di riso soffiato super veloci
Ingredienti per circa 16 barrette:
150gr di caramelle mou
50gr di burro
80gr di marshmallows bianchi
170gr di riso soffiato al cioccolato

Procedimento:
Prendete una ciotola capiente in plastica, versateci dentro le caramelle mou ed il burro, fate sciogliere il tutto al microonde per circa due/tre minuti (vedete voi ogni tanto aprite per vedere la situazione, le caramelle se lasciate troppo tendono a bruciarsi). Successivamente mescolate con il cucchiaio ed aggiungete poi i marshmallow, mettete nuovamente dentro al microonde ed azionate per altri due minuti, tirate fuori la ciotola e mescolate velocemente. Per l'ultimo passaggio versate il riso soffiato dentro, mescolate bene finchè tutto non si amalgama per bene. Prendete una teglia rettangolare abbastanza grande, ungetela e versateci dentro l'impasto, livellatelo con le mani ed aspettate che si rapprenda. Una volta che si è indurito potete tagliare il blocco in tante barrette e mangiarle fino ad esaurimento. Voglio precisare che questo dolce crea dipendenza, io vi ho avvisato, quindi tenete una scorta di riso soffiato e caramelle nella dispensa, per i momenti bui.


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20 febbraio 2017

RACCONTI: ANNA ED IL SUO SORRISO

1.2.

Lui glielo diceva. "Ridi per non piangere!" Ma come spiegare ad una bambina di dieci anni cosa significassero quelle parole. Insomma, se uno è triste è triste e basta, come potrebbe mai ridere? Come si può ridere di fronte ad una cosa brutta? Di fronte alla morte, a qualcosa di tragico, o anche solo a qualcosa che è andato storto? "Vedi il bicchiere mezzo pieno!" aggiungeva. Ma cosa voleva dire? Se io riempo un bicchiere, non potrà mai essere pieno perchè gli manca sempre una parte, piccola o grande che sia. Lei, Anna, continuava a non capire. Sedeva al tavolo di legno, fatto dal padre, con le gambe a penzoloni e continuava a fissarlo. La sua famiglia era lui, assieme ad un piccolo cagnolino di dieci anni, proprio come lei, che si chiamava Lip. Lui stava sotto al tavolo ed aspettava con Anna la spiegazione del padre. Entrambi incuriositi, entrambi desiderosi di sapere cosa volessero dire quelle parole. 

3.4.

"Ti manca la mamma, Anna?" chiese il padre, e lei prontamente rispose con un sì. La madre di Anna era morta qualche anno prima, e lei spesso se ne ricordava, una brutta malattia incurabile l'ha portata via quando lei aveva solo sette anni. Se la ricorda ancora, alta, capelli lunghi e castani, due occhi chiari come i suoi ed un sorriso che faceva passare tutto. Fu allora, mentre si ricordava di quel sorriso che capì le parole del padre. Lei gli sorrise, e lui ricambiò capendo che finalmente la figlia aveva compreso il significato di quelle sue parole. "Ridi per non piangere" sì, perchè la vita non è tutta rose e fiori, lo sappiamo. Ci sono quelle giornate in cui va tutto male, ma se alziamo la testa verso il cielo e ci facciamo baciare dal sole, tutto o in parte può tornare bello. Quando ci capita qualcosa di brutto, cerchiamo di ricordarci le cose belle che ci ha donato. Quando perdiamo una persona, ricordiamone il sorriso, gli attimi felici passati insieme, le gioie state, perchè è lì che si nasconde il lato bello di una cosa brutta. E' quello il segreto per non farci cadere nell'abisso. Ricordiamo i momenti felici ed i sorrisi. Perchè solo così possiamo andare avanti in questo mondo che vi vuol togliere tanto. In questo percorso chiamato "Vita".

5.6.

Anna ed il suo sorriso
Racconto di Soribel Lullaby
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17 febbraio 2017

TORTA RICOTTA E CIOCCOLATO CON FRAGOLE, SENZA BURRO



Alessandro D'avenia scrive “Devi amare quello che fai. Ogni dolce ha la sua storia: la persona per cui lo prepari, i sentimenti che provi mentre lo prepari... ogni cosa entra nelle mani e mentre impasti pensi con le mani, ami con le mani e crei con le mani.” 
Come ho sempre detto, cucinare è sinonimo d'amore, ed in questo caso un dolce viene fatto per amore, da donare a qualcuno che amiamo, ma tante volte anche da donare a noi stessi, per coccolarci perchè dobbiamo essere i primi a volerci bene. In questi giorni tra silenzi, parole non dette, ma poi arrivate all'improvviso in una notte che poi hanno portato un po di sconforto e lacrime, altro non volevo che un dolce in cui affogare tutto. Uno di quei dolci che mangeresti tutto da solo, senza dividerne nemmeno un pezzetto, pieno di cioccolato sicuramente, e magari con delle fragole, perchè si sa fragole e cioccolato si sposano benissimo, un dolce che ti scioglie il cuore tanto è cremoso. Io mi sono buttata su di una torta cioccolato e ricotta, una bomba per ogni parte del nostro corpo, specie per le coronarie, ma che nonostante tutto, un po fa bene al cuore!



Torta ricotta e cioccolato con fragole, senza burro
Ingredienti:
250gr cioccolato fondente
250gr di ricotta Galbani
5 uova
50gr di zucchero di canna
125gr di farina autolievitante
75gr di granella di nocciole

Per la copertura:
200ml di panna
150gr di cioccolato fondente
fragole per decorare

Per la farcia:
composta di fragole

Procedimento:
Sciogliete il cioccolato a bagno maria e mettete da parte. In una ciotola con la frusta a mano, sbattete le uova con lo zucchero finchè non diventa un composto denso. Aggiungete al composto la ricotta, il cioccolato, successivamente la farina e la granella di nocciole. Prendete una teglia rettangolare da plumcake, ungetela, infarinatela e versateci dentro l'impasto. Infornate a 180°C (forno preriscaldato) per circa 40 minuti, finchè il dolce non diventa compatto ma un pochino umido. Una volta cotta lasciatela raffreddare e successivamente tagliatela a metà. Farcite con qualche cucchiaio di composta di fragole e preparate successivamente la crema di copertura. In un padellino scaldate la panna e portate ad ebollizione. Togliete il padellino dal fuoco ed aggiungeteci il cioccolato tagliato a pezzi, fate sciogliere il cioccolato ed amalgamate il composto finchè non si addensa. Mettete in una ciotola e lasciate raffreddare. Nel caso la torta nel centro si fosse sollevata, tagliate la sommità e livellatela. Versateci poi la copertura sopra la torta creando delle piccole onde, decorate poi con le fragole tagliate a metà. Ponete la torta in frigorifero fino al momento di servire.

Se vi fa impazzire l’abbinamento ricotta e cioccolato, provate a dare uno sguardo a questa pagina.

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