6 ottobre 2017

CON LA MIA CAMICIA BLU

Non pensavo potesse succedere, ed invece eccomi qua. Lui era mio da ormai più di due anni, l'ho visto, l'ho coccolato e l'ho cresciuto. Ricordo ancora il primo giorno che lo portammo a casa. Piccolo ed indifeso, pieno di voglia di dormire e stare tranquillo. Era un pomeriggio, quando seduta sul divano con lui in braccio, mi ritrovai a singhiozzare e sentii le guance rigate dalle mie stesse lacrime. Lo guardavo e non capivo. Lui era lì, ciò che più desideravamo al momento era li. Ero felice, ma stavo piangendo e non di gioia. Sentii dei passi venire dalla camera a fianco, lui si fermò sulla soglia della porta e subito dopo mi corse incontro. Non era successo nulla, ero stata sopraffatta dagli eventi, ma lui volle comunque starmi accanto e lo ringraziai. Mi serviva il suo supporto in questa nostra nuova avventura. Lì, quel giorno, mentre piangevo per nulla che ero in grado di definire, credetti che fosse quella la mia depressione post parto. Mi sbagliai.

Lui oggi ha quasi tre anni, è la mia gioia, la mia felicità ed il mio tutto. Ma l'essere felice grazie ai suoi occhi non è quello che mi serve. Mi han sempre detto che la felicità non deve dipendere da altre persone, che dobbiamo essere noi stessi a trovarla, a tenerla stretta ed esserne noi gli artefici, senza mai dipendere da quella degli altri. Eppure per me è così difficile, sono sempre stata quella che era felice grazie alla felicità degli altri, mi bastava vivere la loro per sentirmi appagata. Dicono invece che non funzioni così, o meglio, che non deve funzionare in questo modo. Noi la creiamo, la diamo ad altri, ma la nostra quella interna deve partire da noi e non deve essere succhiata da quella degli altri. 


Ho passato un periodo molto stressante in questo anno, tant'è che con tutti dico quanto odi questo nuovo anno e che sopratutto non vedo l'ora che finisca. Mi sono ritrovata ad affrontare la verità, il rifiuto e l'assenza, ed io a mia volta per proteggermi ho fatto altrettanto. Mi sono messa in un angolo a vedere come scorreva la mia vita rendendo partecipe solo il mio corpo e non la mia anima. Mi sono vista cambiata, egoista ed a volte ipocrita, ma tutto questo senza far mancare mai nulla al mio piccolo Lui. Lui, la mia ancora in tutto, lui che ad ogni sorriso mi ricordava che dovevo tenere la testa alta, rialzarmi e camminare nuovamente, e magari fare dei nuovi passi che avevo paura di fare. Ho sempre pensato di dover essere perfetta, di dover stare sempre alle aspettative degli altri, di dover sempre far di più di quello che mi si chiedeva. Ma si sà, le donne e mamme wonder woman, non esistono, ed io poi un giorno mi sono persa.

Lui c'era, ma eravamo soli. L'ansia in me cresceva di giorno in giorno, il rifiuto e quelle mancanze mi opprimevano il cuore che non sentivo più battere, il mio corpo non era più mio, era in balia del mio cervello che non sapeva più cosa fare e si sentiva distrutto, vittima di ogni cosa, vittima di me stessa. Non sentivo più nulla. Il cuore perennemente in gola. Il sonno assente. Gli incubi notturni. Le nottate passate nel suo lettino, al caldo con il mio piccolo Lui, ciò che mi faceva stare bene, anche se per pochi minuti. Le lacrime versate per liberarmi da non so cosa, buttate di nascosto quando nessuno poteva vedermi, quelle però mi aiutavano parecchio. Buttavo via tutto e mi sentivo come se mi fossi liberata di un peso enorme, inconsapevole del fatto che era solo uno stato temporaneo. I medici, in quattro, me l'avevano detto di stare attenta. "Calmati", mi dicevano. "Respira. Parla, non tenerti tutto dentro. Non sei la prima a cui è successo e nemmeno sarai l'ultima. Lascia stare il tuo orgoglio, tutti lo vedono, sanno come sei, ma non serve. Non buttarti nel lavoro per dimenticare lo stato in cui sei. Alzati."

Sì! Alzati! Non è successo niente. Queste erano le cose che dovevo ripetermi, le cose che dico al piccolo Lui quando cade, che corre da me con una piccola lacrimuccia negli occhi e guardandomi mi fa "Sono caduto!" ed io con tutto l'amore che mi resta lo guardo e gli dico "Non è successo niente, torna a giocare! Ricadrai altre volte, ma tu torna in piedi!". Non pensavo potesse succedermi, mi sono sempre creduta una persona forte, o forse è solo ciò che ho sempre voluto far credere alle persone, però ora sono qua, con indosso la mia camicia blu, guardando il mare ed ascoltando il mio baby blues.

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29 settembre 2017

CHICCHE VIOLA SU CREMA DI PARMIGIANO REGGIANO



Era da tempo che cercavo linee più pulite, più luce, più pace e non parlo solo per il blog, parlo anche per me stessa. Soffro di disturbi d'ansia che spesso non mi fanno dormire la notte e che mi provocano dolori lancinanti allo stomaco. Da qualche giorno sto seguendo una terapia naturale a base di estratti di erbe e devo dire che aiutano molto. Da lì, il mio desiderio di stare più tranquilla ed in pace. Di vivere giorno per giorno in un ambiente che mi dia gioia e pace. Oltre al mio nuovo modo di cercare di vivere ovviamente anche il blog e l'ambiente fotografico dovevano cambiare. I miei piatti saranno più minimal, i miei props più puliti e lineari e le foto piene di luce propria, spero vi possa piacere, tanto quanto piace a me!


Chicche viola su crema di parmigiano reggiano
Ingredienti per quattro dosi:
500gr di patate viola
150gr di farina 0
sale
due uova
menta in foglie
100gr di parmigiano reggiano grattuggiato
100ml di panna

Procedimento:
In una pentola mettete le patate, ancora con la buccia, e riempite di acqua fredda, salate a piacere e dal momento del bollore fate cuocere le patate finchè con la prova dello stecchino non vedete che affonda senza difficoltà nel cuore della patata. Mettete la farina in una spianatoia insieme ad un uovo. Prendete le patate, sbucciatele ancora calde e schiacciatele sopra alla farina, lavorate il composto il più veloce possibile per evitare che poi la pasta diventi dura. Una volta pronta ricavatene delle strisce e create le vostre chicche tagliandole della misura che più preferite, lavoratele poi con le mani per dar loro la forma rotondeggiante. In un pentolino iniziate a preparare la crema, versate al suo interno la panna, il parmigiano ed il rosso dell'uovo rimasto, mescolate con la frusta per evitare la formazione di grumi e cuocete fino ad ottenere la giusta consistenza. Verso fine cottura buttate all'interno una foglia di menta e dopo qualche secondo tiratela via, giusto per dargli sapore. Cuocete gli gnocchi in acqua bollente salata, una volta a galla scolateli e versateli nei piatti fondi, su cui prima è stata versata un po di crema, portate a tavola ancora belli fumanti e con una foglia di menta per piatto. Sono ottimi! La menta da loro un tocco fresco che serve per smorzare il sapore forte del parmigiano, io li adoro!


Non saremo mai in grado di
 effettuare il disarmo fisico 
fino a quando non riusciremo
ad effettuare il disarmo morale.
J. Ramsay MacDonald
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27 settembre 2017

CONFETTURA DI UVA FRAGOLA E CANNELLA



Con l'arrivo dei primi freddi di settembre alcune vigne sono ancora cariche di grappoli, in attesa di essere colti per venir trasformati poi in vino. In quel periodo una varietà d'uva attrae sempre la mia attenzione. Non ne amo il sapore a crudo e ne detesto l'odore, l'ho sempre considerato come un frutto vecchio che sa di stantio, ma da quando l'ho provata cotta, la amo, parlo dell'uva fragola. Lei che ti macchia le dita e ci metti ore per levar i segni che ti ha lasciato, ti succhi le dita come se volessi portarti via anche la pelle, ma lei ti resta lì e non se ne va. Ti entra dentro finchè non impari ad amarla e per me così è stato. Adoro la confettura, che ha quel suo sapore forte, ma al tempo stesso confortevole che sa di casa, che sa di passato, di giochi all'aria aperta e di risate del cortile della cascina dei nonni. Sa di amore, quello profondo, che come le macchie lasciate dall'uva, non vuol andar via.



Confettura di uva fragola e cannella
Ingredienti per un vasettino piccolo:
500gr di uva fragola
120gr di zucchero di canna
mezzo cucchiaino di cannella
un cucchiaio di succo di limone

Procedimento:
Lavate l'uva fragola e mettetela in una pentola insieme allo zucchero, il limone e la cannella, fate cuocere mescolando ogni tanto per evitare che si attacchi. Cuocete per circa quindici minuti a fuoco basso e dopo di che son l'aiuto di un cucchiaio di legno provatene la consistenza facendo la prova della goccia, non deve essere troppo densa perchè prima la dovete passare al colino, per scartare la buccia ed i semi del frutto. Una volta setacciata rimettete sul fuoco per altri cinque minuti, versate il composto direttamente in un barattolo che avrete prima sterilizzato, chiudete con il tappo ed aspettate che faccia il sottovuoto. Se invece siete golosi come me, mettete nel barattolo, lasciate che si raffreddi a temperatura ambiente, ed una volta fredda dateci sotto con cucchiai e fette biscottate! La colazione è assicurata!


Voglio vivere nel tempo teorico dei bambini 
dove tutto il passato da ieri all'indietro 
è "l’anno scorso" 
e tutto il futuro
"quando sarò grande"
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14 settembre 2017

FOCACCIA ALL'UVA FRAGOLA



Che io ami le mezze stagioni, credo lo sappiano tutti. La primavera resta sempre la mia preferita, ma quando l'autunno inizia a farsi sentire mi sento come una bambina che scarta dei regali. Lo sento nell'aria, un po come quando sopraggiunge il Natale, sono quei profumi che appena senti ti fanno stare bene, ti fanno respirare e sognare. Già mi vedo con il naso all'insù per sentire il profumo della pioggia che scende, guardare le pozzanghere e non resistere a saltarci dentro. Autunno è sinonimo di felicità per me. Quando la natura inizia il suo nuovo ciclo, adoro vedere come le foglie da verde smeraldo iniziano pian piano ad ingiallire, le vedi rosse, arancioni ed infine marroni. Passare lungo il viale alberato quando c'è un minimo di vento e vederle danzare prima di cadere tutte a terra, per me è pura magia. L'autunno porta con se i primi maglioni, le sciarpe sottili, le prime cioccolate calde, le caldarroste messe in un cono e mangiate mentre passeggi per il centro città, porta calore e spensieratezza, perchè quando credi di dover andare di fretta, lui ti fa rallentare e ti ricorda di amare la lentezza, di percepire ogni suo possibile significato e che grazie al suo essere lento ti mostra tutta la sua bellezza.



Focaccia all'uva fragola
Ingredienti per una teglia da 26cm di diametro:
Un panetto di impasto già lievitato (eh sì, non sono capace di fare la focaccia e la prendo pronta)
Zucchero 
Un rametto di uva fragola
Cannella (facoltativa)
Olio evo
Acqua

Procedimento:
stendete la pasta con l'ausilio del mattarello, ungete la teglia con un filo d'olio e disponete sopra la pasta. Massaggiatela con i polpastrelli per formare dei fori, bagnate con un poco di acqua ed un filo d'olio. Prendete gli acini d'uva e metteteli sopra l'impasto, coprite con abbondante zucchero (io ne ho messi circa cinque cucchiai) e se desiderate con una spolverata di cannella. Infornate (forno preriscaldato) a 200°C per circa venti minuti, o finchè non vedete che la focaccia inizia ad imbrunire. Potete servire calda o a temperatura ambiente, per conservarla coprite la teglia con un foglio di alluminio. A parer mio la potete gustare con un buon thè caldo, oppure con del buon formaggio stagionato. 


In autunno, 
la vigna vergine arrossisce 
di fronte agli alberi che si denudano.
Sylvain Tesson
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29 agosto 2017

HUMMUS DI CECI


Per ogni cosa la semplicità è il giusto ingrediente. Per tutto nella vita, essere semplici ed umili paga più di ogni cosa al mondo. Restare se stessi. Questo è il segreto. Non farci cambiare da nessuno, restare quello che siamo sempre stati e se proprio vogliamo, semplicemente migliorare. Ma non cambiare. La semplicità batte tutti e se resterete tali, vedrete, starete meglio anche con voi stessi. Non emulate chi vi sta accanto, non seguite in gregge. Siate voi stessi, siate unici e semplici. Anche in cucina è così, le ricette migliori nascono mantenendo gli ingredienti semplici, senza stravolgerli troppo. L'hummus credo sia una delle ricette che per gusto ed unicità restano semplici e buone. 



Hummus di ceci al timo limone
Ingredienti:
280gr di ceci già cotti
60ml di acqua di cottura dei ceci
40ml di olio extra vergine d'oliva
un cucchiaino di succo di limone
qualche rametto di timo limonato
2 foglie di menta
10gr di sale fino

Procedimento:
La ricetta è molto semplice, versateli e facile soprattutto perchè fatta con un unico utensile, ovvero il mixer. Prendete la ciotola del mixer montata con la lama, metteteci dentro tutti gli ingredienti ed iniziate a frullare, io con questo dosaggio ho ottenuto una crema liscia e morbida, se la volete più fluida aggiungete ancora dell'acqua di cottura dei ceci e se volete aggiustate di sale. Il tutto va molto a gusti, quindi vedete voi, anche se queste dosi a parer mio siano ottime. Un volta frullato il tutto potete gustare fresco o a temperatura ambiente, con dei grissini. Si conserva per una settimana circa in un contenitore di vetro. Da quello che so l'hummus si può fare con ogni sorta di verdura o legume, quindi provate anche altre versioni a vostro piacimento.


"Qualsiasi sciocco può fare qualcosa di complesso; 
ci vuole un genio per fare qualcosa di semplice"
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10 agosto 2017

CROSTATA AI FICHI SENZA COTTURA


Da bambina la notte di San Lorenzo era la notte in cui si stava con mamma e con mia sorella maggiore. Era sinonimo di compagnia familiare, di odore pannocchie fatte cuocere nella pentola a pressione per fare prima, della lotta contro le zanzare, di suono di risate, desideri attesi e soprattutto di felicità. Quegli attimi per cui oggi pagherei oro per avere indietro. Oggi in questo giorno vorrei solo essere felice, come del resto lo desidero per ogni giorno della mia vita, ma per me questo giorno resta sempre speciale e più di tutti vorrei solo quello. Non voglio soldi, non voglio regali, nulla di materiale che col tempo si possa perdere od esaurire, voglio solo essere felice. Solo questo chiedo. E come la mia felicità, la desidero anche per chi mi sta vicino, per quelli che soffrono in silenzio senza mai far trapelare nulla, per quelli che restano sempre composti ma che dentro piangono, per quelli che la felicità una volta ce l'avevano ed ora sono diffidenti in tutto perché col timore di soffrire di nuovo. Siate felici e quando lo siete, combattete per non perdere quella felicità, perché a volte può capitare di scambiarla, a volte non saprete riconoscerla, ma quando succede, sorridete, lasciatevi il passato alle spalle ed andate avanti consapevoli del fatto che non esiste un'unica felicità, ma che lei ritorna, basta solo saperla riconoscere e mai lasciarla andare. Felicità, per me che sono cuoca è anche un dolce, quando sono piena di pensieri, mettermi a preparare un dolce è una delle terapie migliori, subito dopo le risate del nano di casa. Oggi vi propongo una ricetta che non è mia, ma di una Food Blogger che ammiro molto per i contenuti del suo blog e per le ricette che propone, Lei è Simona di Tavolartegusto.



Crostata ai fichi senza cottura
Ingredienti per una teglia di 24cm

Per la base della crostata:
350 gr di biscotti secchi tipo Digestive
150 gr di burro fuso

Per la crema al formaggio:
250 gr di mascarpone
200 gr di panna liquida fresca
90 gr di zucchero a velo

Per decorare:
fichi
lamponi
ribes rossi
foglie di menta


Procedimento:
Fate sciogliere a microonde il burro in una ciotolina e mettete un attimo da parte. Prendete il mixer, versateci dentro i biscotti e riduceteli in briciole. In una ciotola capiente unite le briciole al burro e mescolate fino ad ottenere una consistenza tipo sabbia bagnata. Prendete la teglia che avete scelto e foderatela con carta da forno, bagnata e strizzata, stendete il composto e livellatelo con le mani. Mettete in frigorifero a riposare per circa trenta minuti. Facendo attenzione, trascorso il tempo necessario, tiratela fuori dallo stampo con molta cura per evitare che si rompa. Nel frattempo montate la panna e riponetela nel frigorifero. In una ciotola a parte mescolate il mascarpone allo zucchero a velo, fino ad ottenere un composto morbido, unite poi la panna mescolando con una spatola e facendo movimenti che vadano dal basso verso l'alto per evitare che il tutto impazzisca e si smonti. Prendete il guscio della torta e farcitelo con la crema al formaggio, io ho usato (come consigliato da Simona) la sacca da pasticcere con la punta tonda e liscia. Riponete nuovamente in frigorifero, pulite la frutta che avete scelto, lavatela ed asciugatela per bene, prendete poi la torta e decorate. Servite la crostata ben fredda, il risultato è spettacolare! Vi consiglio davvero di visitare il suo blog, la sua versione originale la trovate qua.


"Siate Felici.
A volte non torna, 
ma quando succede è favoloso"
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9 agosto 2017

RACCONTI: NON FARE L'ELEMOSINA


Ci era ricascata ancora. Stavano insieme da anni ormai, si conoscevano più di loro stessi, sapevano quando dovevano tacere, quando parlare, cosa pensavano a volte senza nemmeno dover aprire bocca. Erano una di quelle coppie che se le vedi pensi subito a quanto siano belli insieme, quelli che si completano le frasi a vicenda, quelli del “per sempre” esiste. Erano a casa e lei stava lavorando al pc sulla poltrona del salotto. Adorava quella poltrona, perché in qualche modo le ricordava la sua infanzia, si sentiva un poco protetta e ne era a tratti felice, anche se lei stessa ammetteva di non esserlo. Posò il portatile sul tavolino a fianco alla poltrona, ed a piedi nudi salì le scale che la separavano da Lui. Si fermò sul ciglio della porta ed iniziò a fissarlo mentre stava dormendo. Iniziò a contemplare il suo fisico, le era sempre piaciuto toccarlo e provocargli brividi da fargli alzare la pelle. Aveva la pelle chiara, molto tendente a scottarsi se non usava la giusta protezione al sole. Aveva la muscolatura giusta per lei, ma era fortunato perché lo era di costituzione, senza nemmeno bisogno di allenarsi o passare troppe ore in palestra.


La sua pelle era pulita, non come lei che ad ogni buona occasione andava a farsi tatuare schiena e braccia. Aveva un piercing, però, e lei non mancava di dirgli quanto non le piacesse, ma che il corpo era il suo e quindi poteva fare ciò che desiderava. I capelli corti scuri avevano un nuovo taglio che a lei piaceva molto, ma non amava la quantità di tempo che lui passava allo specchio per sistemarseli, era un po’ in fissa per i capelli da molto tempo, uno dei suoi tanti cambiamenti che lei ha accettato senza dire nulla. Continuava a fissarlo, guardando il suo viso e notando piccole imperfezioni del tempo. Quando si erano conosciuti lei era appena diventata una donna, non più adolescente, ma donna. Era cresciuta con lui, si erano entrambi conosciuti, piaciuti, si sono migliorati, sono impazziti l’uno dell’altro, si completavo sempre ogni cosa facessero. I suoi occhi erano di un color nocciola che lei amava, brillavano al suo sguardo come un bambino quando scartava un regalo a Natale, poi hanno smesso, a causa sua, ed ancora si da colpe per quella sua mancanza o debolezza o altro che sia. Quelli di lei ogni tanto brillavano ancora, ma era il sorriso più di tutti a parlare, quello era sparito, era finto. Lo fissò mentre nel sonno faceva una smorfia, chissà cosa stava sognando, chissà chi lo accompagnava in quei sogni che faceva. Lei c’era? Si sorprese a pensare. Era lì, bello, anche se un po’ spento ma al tempo stesso sereno. Superò la porta, si stese nel letto accanto a lui e ci ricascò. Iniziò ad accarezzarlo, a baciarlo delicatamente sulle braccia nude e sulla schiena. Lui fece qualche verso, ancora in dormiveglia, si girò, aprì gli occhi e si sentì domandare “fai l’amore con me?”. Ci era ricascata di nuovo, sentiva il bisogno di lui, lasciarsi andare solo con lui che ha amato per così tanto tempo. Le venne in mente sua madre in quel momento, una delle frasi che tanto le ripeteva “Anna, non elemosinare mai l’amore!”. Eppure eccola lì, con la testa china, gli occhi lucidi a cercare quello che forse non c’era più.

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27 luglio 2017

RACCONTI: LUCIANO


Stava facendo la sua corsa mattutina. Indossava la nuova canottiera rosa fluo della Decathlon che a parer suo faceva tanto “sportiva”, i pantaloncini bianchi ed ai piedi le tanto amate scarpe da corsa grigie. Le cuffie nelle orecchie le martellavano della testa “Numb” dei Linkin Park e correva per lasciarsi alle spalle i tanti pensieri che in quel periodo aveva. Il parco in cui era solita correre quella mattina era tutto per lei, molti erano già partiti per le vacanze, ed altri invece forse erano troppo pigri per alzarsi alle sei di mattina per andare a correre. O forse era solo una sua sensazione, aveva azzerato tanto la mente da non vedere che in realtà al parco c’erano i soliti corridori della mattina presto. Non vedeva, era entrata in modalità bolla e nulla e nessuno l’avrebbe distolta dai suoi pensieri, se non quel tizio che le aveva appena tagliato la strada. Anna non fece in tempo a rallentare che le piombò addosso facendo cadere entrambi al suolo. Lei disorientata non capiva che fosse successo, mentre lui era totalmente incavolato perché la strada ahimè era stata Anna a tagliargliela, aveva cambiato all’improvviso percorso e lui non si era accorto della tizia che le sarebbe piombata addosso dopo neanche due secondi. Dopo aver capito cosa fosse realmente successo, Anna decise di inveire contro il tizio in questione e dal nulla rovesciò su di lui ogni suo pensiero che in quel preciso momento l’avevano raggiunta. Parlò a vanvera, della corsa, del fatto che lui fosse un imbecille e che soprattutto una donna non la si dovrebbe in alcun modo aggredire. Lui dopo aver ricevuto i peggiori nomi non disse nulla, stava ascoltando la canzone che suonava da fuori l’iphone che le era caduto, una delle sue preferite al momento. Si fermò a prendere altre parole, da colei che nemmeno sapeva cosa stesse dicendo e soprattutto perché a lui.  


La vide lì che agitava le mani, scuoteva la testa in segno di negazione, guardava il modo confuso in cui lei si era maldestramente legata i capelli per fare uno chignon, che anche se davvero brutto le stava benissimo perché alcune ciocche di capelli che cadevano dietro ed una non aveva ben capito dove dovesse realmente stare. I suoi occhi a mandorla gli sembrarono inizialmente neri, per poi scoprire fossero invece castano scuro, portava gli occhiali spessi e si domandò quanto poco ci vedesse e soprattutto da quanto tempo li portasse e se le piacessero. Si sentì curioso nel domandarsi certe cose. Guardò le sue fossette formarsi ogni volta che lo aggrediva o le partiva un sorriso come per smorzare tutta quella tensione, erano belle e principalmente le si formavano dalla parte sinistra della bocca. Il viso era minuto, come una bimba, forma ovale e piccole orecchie leggermente a sventola. Aveva dei nei simmetrici, tutti messi nei punti esatti, tutti da baciare pensò tra se e se, per poi scacciare subito il pensiero, lei lo stava aggredendo e lui non ne voleva sapere. Poi però scese in basso, vide la sua canottiera aderente al petto, su quei piccoli seni sodi che chissà chi era il fortunato che li poteva baciare ogni giorno. Non si era soffermato solo su quelli aspetti di lei, aveva il fisico minuto, che non necessitava di attività fisica e capì che come lui, era li solo per scacciare più pensieri possibili. Tornò a fissarla, mentre lei sembrava stesse finendo le parole, non la stava minimamente ascoltando, tornò a guardarle il viso, le sue labbra rosee e carnose che facevano uscire parole senza senso, le gocce di sudore che le scivolavano dalla fronte fino al collo, per poi nascondersi chissà dove, in un luogo che lui avrebbe tanto voluto conoscere. Stava fantasticando su di una sconosciuta che le era piombato addosso e che minimamente gli voleva dare ragione e chiedere scusa. Ad un tratto non sentì più nulla, solo gli occhi di lei che lo stavano fissando. Sbatté le palpebre un paio di volte. Sconcertato. Era la donna più bella che avesse mai visto. “Piacere, sono Luciano, scusami se ti sono piombato addosso!” Lei sorrise, ignaro lui del fatto che lei erano minuti che si stava scusando. Anna si svegliò con un velo di tristezza addosso, si mise su di un lato e fissò la parte del letto vuota. Vuota da ormai troppo tempo, ed abituata a quella mancanza. Ripensò al sogno appena fatto mentre i raggi del sole facevano capolino dalla finestra, sospirò, si alzò dal letto e pensò a sua madre. “Tutti noi meritiamo l’amore piccola mia, tutti noi lo troveremo!”. Si alzò, convinta che un giorno sarebbe andata a sbattere contro il suo Luciano.


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5 luglio 2017

RACCONTI: SII FELICE


Era appena rientrata da scuola, quando sentì un rumore provenire dalla stanza accanto. Un delle sedie della sala da pranzo era buttata a terra. Alzò lo sguardo e la vide. Indossava la sua maglietta preferita, quella con i girasoli che gliel'aveva regalato per il suo compleanno due anni prima. La lunga gonna nera penzolava ed i piedi nudi dondolavano lentamente, sospesi in aria, come tutto il resto del corpo. La guardò negli occhi per quello che le sembrò essere il secondo più lungo di tutta la sua vita, poi, all'improvviso urlò! Anna si svegliò nel cuore della notte, a causa delle sue urla, erano già diverse notti che la cosa si ripeteva. Le capitava ogni anno, in occasione dell'anniversario della morte della madre avvenuta dieci anni prima. Le vennero le lacrime agli occhi ripensando al secondo in cui gli occhi suoi e della madre si incrociarono. Lei la guardò ed a voce spezzata si sentì dire "Sii felice", prima che il corpo della madre smise di vivere. Decise di non pensarci e di recarsi in cucina per bere una tazza fumante di thè inglese, e dire che l'aveva sempre detestato prima di incontrare Lui. Era ottobre e fuori diluviava. Si mise a guardare la pioggia che batteva insistentemente sui vetri per cercare di scacciare ogni suo pensiero, le venne un brivido, chiuse gli occhi e si strinse nel cardigan di lana che Lui aveva dimenticato quando aveva lasciato quella casa. Ne respirò il profumo e per un attimo si sentì felice, prima di ricordare cosa le avesse fatto. Non era mai stata più felice, lei gli aveva dato tutto e lui quel tutto se l'era portato via un giorno d'estate. Bevve un sorso dalla sua tazza di thè preferita, la cui frase stampata sopra recitava "Be happy" e decise di andare in studio e cominciare presto la giornata, in fondo, circondata dalle sue anticaglie si trovava bene ed era felice di dare loro quella possibilità che molti non danno più.



Anna si era sempre considerata una di quelle persone che rendono migliore chi le sta accanto, e non lo pensava per modestia, ma perchè erano gli altri ad averla convinta di ciò. Lei ti sapeva illuminare, non si sapeva come, ma stare con lei per molti era come una benedizione. Trovavano se stessi grazie alle sue parole, tornavano a sorridere grazie al suo sguardo dolce, molti trovavano l'amore ed altri un loro posto nel mondo, cosa che di lei non si poteva assolutamente dire. Lei a differenza di ciò che si diceva, si riteneva molto sfortunata, ed il passato non l'ha certo aiutata, e soprattutto era una di quelle persone la cui felicità dipendeva da quella degli altri. Col tempo però capì che stava sbagliando, quella non la si poteva chiamare felicità, o meglio, non era ciò di cui avesse bisogno. Doveva essere felice grazie a se stessa e non attraverso ciò che provavano gli altri, ma le era difficile anche perchè ormai, nella sua vita, si era abituata a tutto, persino alla cosa più brutta. Persino a non essere felice.
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23 giugno 2017

ACQUA DETOX CLASSICA


Mi ero ripromessa di riprendere a scrivere frequentemente qua sul mio diario della Blogger Sfigata, ed invece mi trovo a veder l'ultimo post datato più di due mesi fa. Che dire, io ci provo eh, mi impegno anche e di ricette da mostrarvi ne avrei anche un bel po, ma ahimè non ricordo dosi, procedimenti e tutto il resto, quindi mi restano delle belle foto prive di ricetta. Non potete capire lo strazio. Fatto sta che ho deciso di comprarmi un bellissimo taccuino su cui appuntare ogni grammo che metterò nelle mie ricette, così da salvarle da qualche parte. Credo lo chiamerò "quaderno di battaglia" perchè so già che sarà super disordinato, pieno di macchie di unto e con scritte buttate li a casa, e sicuramente al cento ed uno per certo il suddetto taccuino verrà perso dopo due settimane dall'inizio del suo utilizzo. Comunque sia, sul taccuino questa ricetta non c'è (e già partiamo male!!) però è una cosa veloce, fresca e soprattutto ti libera da ogni scoria radioattiva che si trova all'interno del nostro organismo.



Acqua Detox Classica
Ingredienti:
1.5 litri di acqua naturale
un cetriolo
un limone non trattato
10 foglie di menta

Procedimento:
Il tutto è molto semplice, basta privare il cetriolo della buccia e tagliarlo a fette, metterlo in una caraffa capiente. Successivamente pulite sotto l'acqua corrente il limone e tagliate anche lui a fette, aggiungete alla caraffa. Prendete dieci foglie di menta, mettetele assieme al cetriolo ed al limone, poi aggiungete l'acqua. Mescolate per bene, mettete in frigorifero e lasciate riposare almeno un'ora prima del suo consumo. Ottima acqua per queste giornate calde, bella rinfrescante e che soprattutto depura l'organismo. Sul mio canale Youtube, potete vedere la ricetta fatta dalla sottoscritta. 


Video Ricetta Link QUA

"Abbi buona cura del tuo corpo, 
è l'unico posto in cui devi vivere"
Jim Rohn
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27 aprile 2017

POLPETTE DI VERDURE DI BRODO CON DOPPIA PANATURA AL TIMO SU CREMA DI SPINACI, ASPARAGI E MENTA



Tutte le volte che prendo in mano il blog e mi decido a scriverci a più non posso, le ricette che vorrei mostrarvi sono sempre più del dovuto ma questa volta, armata di taccuino invisibile, eh sì, ogni volta sparo ingredienti a caso, dosi fuffe, procedimenti caotici ed alla fine viene fuori un bel piatto, pure buono ed io mi ritrovo a non ricordarmi nemmeno l'ingrediente principale, sono un caso da manicomio, lo so. Questa ricetta però me la sono studiata, ho scelto bene le proporzioni e devo dire che è venuta una meraviglia! E' venuta fuori un po dal nulla, ed un po per necessità di far fuori delle verdure e cercare di farle mangiare al piccolo di casa, cosa ovviamente non riuscita, ma non demordo, in un modo o nell'altro le verdure imparerà a mangiarle, anche se fosse tra dieci anni, ma sarà comunque una vittoria! Ultimamente mi mangia solo il brodo, e guai se nel brodo ci siano delle verdure a pezzi o della pastina, posa il cucchiaio e dice di aver finito di mangiare, anche se in realtà avrebbe ancora fame ma l'orgoglio lo divora e lo fa sentire grande, come se fosse lui a comandare, o magari li è già e sono io a non accorgermene. Fatto sta che non mangia le verdure, ma cresce come un maialino da latte, quindi le verdure le mangiano poi mamma e papà, che poi fanno bene pure a noi! 



Polpette di verdure di brodo con doppia panatura al timo su crema di spinaci, asparagi e menta
Ingredienti per due persone
Per la crema:
200gr di spinaci freschi
7 asparagi (già privati della parte dura)
10 foglie di menta (io ho quella marocchina a foglia larga)
100ml di brodo vegetale
sale q.b.
pepe nero macinato
olio evo

Per le polpette vegetali: (tutte verdure ricavate dal brodo fatto in casa)
una zucchina
una carota
una patata
due uova intere
pan grattato q.b.
sale
timo limone essiccato
olio per friggere

Procedimento:
Lavate gli spinaci, le foglie di menta e mettetele un attimo da parte. Prendete gli asparagi e tagliateli a pezzi piccoli. In una pentola fate scaldare un filo d'olio evo e cuocete le verdure, spinaci, asparagi e menta, finchè non vedete che gli spinaci iniziano ad appassire. Mettete le verdure nel bicchiere del frullatore ad immersione, frullate assieme al brodo, salate e pepate a piacimento. Mettete la crema in una ciotola e tenete poi da parte, la potete servire sia fredda che calda a seconda dei gusti. Ora prepariamo le polpettine. Prendete una ciotola e schiacciate con la forchetta la zucchina, la carota e la patata, salate leggermente, uniteci l'uovo ed un po di pan grattato. Formate delle palline, passatele prima nel pangrattato unito al timo essiccato, poi nell'uovo e successivamente nel pangrattato al timo. Friggetele in olio caldo, scolatele ed impiattate il tutto mettendo sul fondo del piatto la crema e sopra le poltettine, decorate con la punta di un asparago e le foglie delle erbe usate. Il piatto è molto fresco grazie all'uso della menta e del timo limone, le polpettine nonostante siano fritte risultano leggere e molto buone. 



Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto:
1. A essere contento senza motivo.
2. A essere sempre occupato con qualche cosa.
3. A pretendere con ogni sua forza quello che desidera.
Paulo Coelho
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24 aprile 2017

NIDO DI AGRETTI AL BURRO CON SALE ROSA E SPAGHETTI CON VERDURE



Sono sparita per un mese intero, ma se devo essere sincera mi ha fatto bene. Sono arrivata ad un certo punto della vita in cui mi sono sentita persa. Un momento, un attimo, un messaggio, sono le cose che mi hanno fatta tornare a galla. Mi sono ritrovata in mare aperto in balia delle onde, persa, in mezzo al nulla, con addosso solo pochi sguardi di chi veramente c'è stato. I suoi occhi, persi a causa mia, le sue lacrime soffocate, e forse tanti finti sorrisi, mi hanno fatto capire quanto realmente stavo perdendo. Eppure non so nuotare, ma forse, Lui, in un modo mi ha teso la sua mano, anche se forse non voleva, e mi ha tirata a riva. Non lo vedo ancora bene come prima, ma mi ha salvata, il suo sguardo, le parole dure, mi ha fatto capire chi e cosa voglio essere. Credo che arrivi un momento simile nella vita di tutti, bisogna solo capire cosa davvero si voglia e soprattutto ritrovare se stessi, questa è la cosa più importante. Ho gettato tutto nel lavoro mettendo le cose davvero importanti in secondo piano, e li ho sbagliato. Ora, sono in piedi, gli tendo la mano ma ancora non l'ha presa del tutto, il fatto è che non mollo e non lo farò. Con queste parole ricomincio a scrivere, a parlare di me, della mia vita, della passione per il cibo, dei viaggi che vorrei fare, delle mie passioni e di tutto ciò che mi rende felice. E' primavera, ed i miei amati agretti sono tornati nei banchi del mercato.



Nido di agretti e spaghetti al burro salato con verdurine
Ingredienti per due persone:
200gr di spaghetti n.5
un mazzo di agretti o barba di frate
una carota
una zucchina
una cipolla bionda
burro al sale rosa dell'himalaya
pepe da macinare (io  ne ho usati quattro, nero, bianco, verde e rosa)
sale normale per l'acqua di cottura
olio evo

Procedimento:
In una pentola portate a bollore l'acqua, salatela e versateci gli spaghetti. Nel mentre pulite le verdure e tagliatele a dadini, fatele saltare poi in una padella con dell'olio evo, non cuocetele troppo, devono restare croccanti. In una pentola a parte fate bollire gli agretti per pochi minuti, saltateli poi in padella con un pezzo di burro fatto sciogliere precedentemente. Appena gli spaghetti saranno cotti, saltateli nella padella in cui avete cotto le verdurine, cospargete di pepe. Prendete il piatto in cui andrete a servire il tutto e create con gli agretti il primo nido, successivamente con l'aiuto di un mestolo e delle pinze, fate il nido con gli spaghetti, decorate con qualche dadino di verdura, una spolverata di pepe e servite il piatto caldo. Ricetta super veloce, che si fa in dieci minuti.



L'essenziale è invisibile agli occhi..
Antoine de Saint-Exupéry
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17 marzo 2017

UNA CAMDEN TOWN ITALIANA: EAST MARKET MILANO

Era il 24 Ottobre, ed io dopo aver partecipato alla mia prima edizione di East Market Milano, scrissi queste parole su facebook. 
"L'East market è una di quelle cose che pur sentendoci sopra tante testimonianze, se non lo vivi realmente con tutto il tuo corpo non lo puoi capire fino in fondo. E' un luogo in cui puoi vedere ogni cosa, come dei resti umani tenuti in dei barattoli, oppure lampade a forma di cervello, lettere luminose giganti, fotografi che ti fanno foto con addosso delle maschere che riproducono animali o ancora giacche anni '90 alla Beverly Hills. E' un posto in cui trovi ogni genere di persona con il proprio stile, ho visto ragazze con i capelli azzurri ed ai piedi le Dott. Martens ovviamente in tinta, uomini con la barba verde, ragazzi (sì uomini) con i jeans e sopra una gonna (ve lo scrivo ancora, Sì Uomini!), ragazzi con il taglio da samurai vestiti di nero con le ciabatte (sicuramente di qualche stilista famoso, ma pur sempre ciabatte) ai piedi, ragazze vintaggissime che pure quando si fermavano per guardare uno stand si mettevano in posta da modella anni '50, donne di 60-70 anni con ciocche di capelli di ogni sorta di colore e con fisici che nemmeno la miglior personal trainer di questo mondo, ho visto gente indossare taccazzi tanto alti che nemmeno i grattaceli di Manhattan, ho visto ragazzi andar in giro con solo una t-shirt addosso (cazzo! io avevo addosso il piumino d'oca), ho visto ragazzi piangere dopo che mi sentivano dire questa frase "La locandina di Frankenstein l'ho venduta, mi dispiace", ho visto le amanti del rosa shocking che perdevano il controllo per il troppo rosa shocking e poi ho visto tante facce belle, tanti sorrisi da tanti sconosciuti, ho preso contatti con tantissime persone ed ho visto gente che prendeva il mio biglietto con gli occhi a cuoricino e venivano trascinate via con la forza dal mio stand. East market è un mix di ogni cosa, un posto come ho detto in cui trovi tutto e tutti! Un posto che ti vuole brutto, ma al tempo stesso bello, particolare e soprattutto unico.Ti prende e ti trascina nel suo vortice, con in sottofondo la musica del dj che spiazza dai Beatles fino a Eminen, e tu sei lì con un piccolo bicchiere di birra in mano e guardi quel mondo che ti passa davanti agli occhi e ne resti travolta fino all'ultimo istante in cui inizi a far su quel poco di roba che ti è rimasta nello stand. Sorridi e pensi subito a come sarà la prossima edizione!"


Oggi, dopo aver fatto altre edizioni mi trovo a parlare con l'ideatrice di questo famoso Market, Linda Ovadia.

- Ciao Linda, dicci un po chi sei e che cos'è l'East Market Milano -
Ciao, Soribel! Sono una donna con la passione del Vintage e tutto ciò che ne concerne, e l'East Market è la creatura che ho ideato assieme a Gianluca Iovine. Il tutto è nato come una necessità di liberarmi dai miei capi ed articoli vintage, io e Lui girando per Milano ci siamo resi conto che non vi era un posto o market che sia, che volesse far vendere o anche solo scambiare (tra privati) i nostri articoli e così ci abbiamo pensato ed abbiamo deciso di metterlo su noi stessi! East Market è nato così! E' il primo market per privati tra privati, dove tutti possono comprare, vendere e scambiare. Un market in cui, come tu stessa hai introdotto, si può trovare di tutto, dall'abbigliamento vintage, ad una grossa area vinili, ad una bella fetta di arredamento ed anche una fitta sezione di handmade.

1.

- Ormai di Market che vogliono seguire la vostra impronta ce ne sono molti, come mai secondo te l'East Market è così diverso? -
Ho notato anche io questa realtà, e noto sempre di più che ci vogliono molto somigliare, il che va anche bene perchè comunque la differenza tra noi e loro è molto sostanziale. Noi quando selezioniamo gli espositori lo facciamo con molto scrupolo e metodo. Amiamo le cose originali, le idee nuove ed apprezziamo molto chi si mette in gioco con un nuovo prodotto mai visto. Cerchiamo sempre di selezionare il "primo" che ha avuto una determinata idea, per tenere per noi l'unicità di tale prodotto. Poi, un'altra cosa che ci differenzia da altri market, come puoi vedere bene anche tu che partecipi, è lo spazio che noi abbiamo a disposizione, due ex capannoni che riescono ad ospitare fino a 270 stand. La cosa ci da molta soddisfazione e chi viene da noi la differenza la nota subito.

2. 3.

- Come si fa a partecipare? Leggo spesso di persone che non vengono selezionate. Come scegli gli espositori? -
Partecipare all'East Market è semplice, basta inviare una richiesta tramite email a: eastmarketmilano@gmail.com facendo una piccola presentazione di chi siete, cosa proponete ed ovviamente delle foto dei vostri articoli. Come detto prima, noi cerchiamo i prodotti Unici, quelli nuovi e che ci colpiscono di più. Abbiamo una vasta selezione di abbigliamento vintage che amiamo, posso dire che avendo tali stand facciamo sempre fatica a selezionarne altri specialmente perchè in molti vogliono proporre il second hand, di cui noi siamo ormai full come espositori. Un'altra cosa che posso dire è che, visto che molti ce li propongono, i bijoux li abbiamo super selezionati, so che vanno molto ma non possiamo riempire il capannone solo di quelli, idem per quanto riguarda le fasce modellabili, solitamente cerchiamo di non avere troppi stand degli stessi articoli, soprattutto se prodotti così inflazionati. Solitamente quando riceviamo un'email di richiesta di partecipazione tendiamo a rispondere quasi subito se l'articolo ci interessa, altrimenti se dopo sette giorni non si riceve risposta vuol dire che non si è stati selezionati. (Voce fuori dal coro, Consiglio Mio: Una cosa che posso consigliare è di visitare il market, per magari cercare di vedere cosa propongono gli standisti e magari migliorare gli articoli che proponete a Linda e Gianluca, così magari potrete essere selezionati per altre edizioni)

4. 5.

6. 7.

- Ti ricordi qual è stato il primo espositore che ha deciso di partecipare alla prima edizione del Market? -
Se devo essere sincera non lo ricordo, so che ero emozionata ed in trepida attesa di vedere come sarebbe stato il lancio del Market.

- So che non dovrei chiederlo, ma tra i tanti partecipanti ne hai qualcuno che preferisci? -
Sì, non dovresti chiederlo, posso solo dirti che ammiro diversi stand per i loro prodotti unici che hanno, ed ahimè li vedo spesso copiati, ma mai come gli originali. Un'altra cosa che posso ammettere è che adoro la perenne partecipazione di VintaGames Old Game Videogiochi Usati e Retrogames, adoro avere nel Market uno spazio dedicato ai vecchi cabinati, tutti originali e diverse consoles vintage che ora si trovano raramente in circolazione. Devi sapere che in tutta Italia, sono solo tre le persone che hanno una raccolta così vasta di cabinati, e ripeto originali, quindi per noi è un fiore all'occhiello che loro ci siano sempre.


- Da poco avete aperto anche l'East market Diner, un luogo di ritrovo per chi è appassionato di cibo, soprattutto per le specialità di tutto il mondo che proponete. Avete per caso dei nuovi progetti per quest'anno? -
Progetti ne abbiamo e li scoprirete presto, tra qualche mese pubblicheremo l'evento e potrete capire di che si tratta, per ora non posso dire altro!

8

- Toglimi una curiosità, chi è il grafico che sta dietro le locandine? Ogni mese sono sempre una più bella dell'altra, anche se ammetto che quella dell'Xmas Edition l'ho trovata la migliore. -
Se devo proprio dirlo, le creo io, non sono una grafica ma amo mettermi al computer, e noi di East Market cerchiamo sempre di fare tutto da soli appoggiandoci il meno possibile ad altri.

- All'ingresso in Via Ventura troviamo una bellissima scritta ed un robot, da dove vengono? -
La scritta East Market è stata fatta, come anche l'insegna di East Market Diner, da Ivan il fondatore di Letterarium, sono vecchie lettere ricavate da insegne dismesse. Mentre il robot viene da una sfilata di Pitti.


- Quando sarà il prossimo evento, ed ogni quanto lo fate? Dacci più informazioni possibili. -
La prossima edizione di East Market sarà questa domenica, il 19 Marzo, sarà aperta al pubblico dalle 10 alle 21, lo possono visitare tutti anche i nostri amici a quattro zampe. I capannoni sono due, uno in Via Ventura 14 in cui potete trovare il vintage, l'arredamento, il modernariato, il brocante, l'area vinili e l'abbigliamento; ed uno in Via Massimiano 6 in cui trovate la più vasta sezione di hand made, da bijoux, abbigliamento, accessori e articoli d'arredo. East Market Milano viene proposto ogni terza domenica del mese, tranne ad Agosto.


Ringrazio davvero Linda per la pazienza che ha avuto con me, io più che dirvi di visitare almeno una volta questo market non so che dire, è una realtà unica, ve ne rendete conto anche voi!

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- East Market Milano -
Email: eastmarketmilano@gmail.com

- East Market Diner -
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